
Diventare uno dei giocatori simbolo per una tifoseria passionale come quella del Leeds non è scontato, specialmente se vieni da Lugano. Ma Gaetano Berardi ce l'ha fatta, a suon di tackle e grazie al suo carisma, che esalta i tifosi dei Whites. Dal passato (anche recente) glorioso, pieno di successi e imprese sportive, il Leeds è una delle nobili decadute del calcio britannico, relegata nella Championship e reduce da un campionato non esaltante. Ma quest'anno è arrivato Marcelo Bielsa, uno dei guru del calcio mondiale, e anche nel West Yorkshire sembra essere tornato un vento di entusiasmo.
Ma di solo entusiasmo non si vive: il sogno di raggiungere la Premier passa dal duro lavoro, con interminabili sedute di allenamenti, e dalla filosofia che Bielsa sta cercando di inculcare nei giocatori. E proprio Berardi sembra essere il giocatore del Leeds che più sposa la visione e i valori dell'allenatore argentino.
Gaetano Berardi, qualche giorno fa Bielsa vi ha mandato a ripulire il centro sportivo e a raccogliere la spazzatura per tre ore per capire quanti sacrifici fanno i tifosi per potersi permettere di acquistare un biglietto.Durante una doppia sessione di allenamento di qualche settimana fa, mentre eravamo in palestra, Bielsa e il suo staff ci hanno parlato di quanto i tifosi siano pronti a fare sacrifici per fare gli abbonamenti e sostenerci durante le partite, in casa o in trasferta. E che quindi sarebbe stato giusto provare l'esperienza di lavorare nella pulizia e nel mantenimento del centro sportivo. Però non è stata un'imposizione: ci hanno chiesto se volevamo farlo e di squadra abbiamo accettato.
E' stata un'esperienza utile?Parto dal presupposto che avrei preferito che rimanesse tutto negli spogliatoi. Perché se fai una cosa con umiltà e per riflettere poi non serve sbandierarlo ai quattro venti: abbiamo lavorato per la nostra crescita personale, non per farci pubblicità. Detto questo, sicuramente è stata un'esperienza positiva e mi ha fatto riflettere sui sacrifici che tante persone fanno per venirci a vedere. Anche se sinceramente non so se possa darci una spinta effettiva in campo, quando in realtà pensi esclusivamente a giocare.
Come hai detto, hai pensato ai sacrifici dei tifosi. Ma essere calciatore che sacrifici comporta?Ovviamente fare della propria passione un mestiere è una cosa bellissima, un privilegio. Ma ad esempio la preparazione fisica in questo precampionato è stata davvero pesante: 3 allenamenti al giorno per sei settimane. Partiva da casa alle 7.30 e uscivo dal centro sportivo alle 20.00 letteralmente a pezzi. Inoltre lo staff di Bielsa ha preparato una dieta specifica per ognuno di noi da seguire tutto l'anno. Questo vuol dire che non possiamo mai sgarrare, neanche per una birra o un dolce... Non è scontato riuscire sempre a rinunciare ai vizi per mantenere il proprio livello fisico su determinati standard.
Com'è essere allenati da Bielsa, uno degli allenatori più apprezzati del calcio internazionale?E' impressionante quanti allenatori da tutto il mondo vengano al campo per vedere gli allenamenti e capire come gioca la sua squadra, come se fossero a un pellegrinaggio mistico. Ma soprattutto per i calciatori è ancora più impressionante vedere come curi ogni singolo dettaglio. In queste settimane ho capito cose a cui prima non avevo neanche pensato, come il modo di correre o valutare le situazioni di gioco. Ad ogni dubbio lui ha sempre una risposta, facendoci capire che c'è un ragionamento sensato dietro ad ogni dettaglio o soluzione tattica.
Con un allenatore del genere e una rosa rinforzata sembra inevitabile che l'obiettivo sia la promozione in Premier.Il primo obiettivo è quello dei playoff, quindi di essere tra le prime sei squadre alla fine della stagione regolare. Raggiungiamo questo e poi pensiamo al resto. Prima è inutile fare castelli in aria.
Prima del Leeds, hai giocato con Brescia e Sampdoria. Due tifoserie passionali come quelle inglesi. Ma noti la differenza tra i tifosi italiani e quelli inglesi?Sì, decisamente. In Inghilterra non ci sono tifoserie organizzate, i tifosi vanno allo stadio da soli, con i loro familiari o gli amici. E poi si percepisce una grande passione: alle volte siamo in trasferta lontano dal nostro stadio in partite infrasettimanali e notiamo che ci sono 2-3000 persone lì a supportarci, magari a 500 km da Leeds. E' bellissimo sentire questo affetto. A volte capita che perdi male e ti becchi qualche fischio, ma in generale non c'è la pressione che si sente in Italia.
Sei ormai uno dei giocatori più amati dalla tifoseria. Ti aspettavi questo affetto?No anche perché il primo anno ho fatto un po' di fatica ad ambientarmi. Poi le cose sono andate meglio e ho sentito il calore dei tifosi. Forse alla gente piace il mio stile di gioco, dato che non tiro mai indietro la gamba...
Neanche la testa, visto che spesso hai il volto insaguinato...E' perché non sono molto alto, direi che sono ad "altezza gomiti": e mi capita quindi spesso di ricevere gomitate sugli zigomi, che sanguinano facilmente...
Quando prendi le gomitate in faccia potresti stare a terra "alla Neymar", invece ti alzi e regisci subito...Alle voltre sarebbe stato più comodo rimanere a terra anziché reagire male, prendendo il rosso al posto di chi mi ha tirato la gomitata. Lo so che dovrei evitare certe reazioni, ma in campo si capisce quando qualcuno lo fa apposta e allora l'adrenalina prende il sopravvento. Molti calciatori hanno criticato Neymar per il suo comportamento e di base dò ragione a loro. Ma trovo sbagliato chi commenta con cattiveria e odio il suo comportamento, senza sapere cosa c'è dietro a questo atteggiamento. Poi, se dovesse buttarsi a terra simulando di fronte a me, magari sarei il primo a reagire male... (ride, ndr)!
L'avversario più forte che hai incontrato?Direi Eto'o, che ho sfidato quando lui era all'Inter e io al Brescia (per la cronaca, finì 1-1, ndr). Si muoveva con una velocità impressionante, a fine partita ero distrutto...
Tua sorella Anna è vegana, tu invece?Io no, ma devo ammettere che ascolto tanto i consigli di mia sorella e mi sembra che evitare di esagerare con la carne effettivamente abbia effetti positivi sul fisico. Anche mia moglie è indirizzata verso questo tipo di alimentazione e anche lei prende spunto da Anna...
In squadra gioca un'altra conoscenza dei tifosi bianconeri, Ezgian Alioski. Parlate mai del Lugano?Certamente, parliamo tante volte del Lugano e del tempo passato in bianconero. Seguiamo sempre i risultati e quando siamo in ritiro guardiamo le partite insieme. E facciamo i migliori auguri per i suoi 110 anni e per una grande stagione!
Pensi mai a tornare in bianconero?Il calcio è strano e ha dinamiche che alle volte i giocatori non possono controllare. Però non mi dispiacerebbe l'idea di fare, prima di smettere, qualche anno nel Lugano, dove non ho mai giocato in prima squadra. Ora però la testa è rivolta alla Championship, dove bisogna dare il massimo ogni partita.
MS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

