
Cinquanta aliquote giornaliere da 3.000 franchi, ovvero 150.000 franchi in totale, sospese con la condizionale per due anni. È la pena pecuniaria decisa nei confronti del capitano della nazionale svizzera Granit Xhaka per «aver ottenuto fraudolentemente una falsa attestazione». Il calciatore ha fatto sapere di accettare la decisione della Procura, di assumersi la responsabilità per il certificato di vaccinazione contro il Covid acquistato durante la pandemia e di aver già saldato le spese procedurali. Xhaka, lo ricordiamo, aveva deciso – di comune accordo con i vertici dell’Associazione Svizzera di Football (ASF) – di non prendere parte al raduno della «Nati» in vista degli impegni di Nations League di questi giorni.
Le tempistiche
La domanda da porsi adesso, alla luce dell’ultimo sviluppo, è quale sarà il prossimo passo dell’ASF. «La decisione verrà comunicata a fine ottobre», fa sapere il direttore delle squadre nazionali Pierluigi Tami, intervenuto in diretta nel corso della trasmissione Fuorigioco in onda su TeleTicino. «Noi non abbiamo sospeso Granit (e Embolo) per due situazioni che sono private. Voglio ribadirlo: come Federazione non abbiamo chiesto ai giocatori di vaccinarsi, non erano obbligati a farlo». Granit «ha fatto questa scelta per un'altra situazione, non per la Nazionale. Noi abbiamo sospeso Granit e Breel per il grande polverone causato da questa notizia, che ha prodotto tante discussioni attorno alla “Nati”, proprio poco prima di quattro partite importanti di Nations League. Volevamo isolare la squadra da questo tema e concentrarci sui risultati e sulle prestazioni».
«Proteggere la squadra»
Una domanda che in molti inevitabilmente si pongono è se Xhaka sarebbe stato escluso anche da un Mondiale o da un Europeo. «Io penso di sì, perché l'argomento principale per noi era proteggere il gruppo in una situazione difficile, indipendentemente dal tipo di competizione che si apprestava ad affrontare». Certo, «si può dire che la Nations League non è importante quanto il Mondiale, però il nostro focus concerneva proprio questo polverone percepito nei primi giorni del raduno». Il fatto che poi Xhaka e Embolo non siano venuti «ha fatto sì che la situazione si calmasse subito e potessimo focalizzarci sulle gare in arrivo».
«Aspetti da valutare»
Per concludere, «dal punto di vista sportivo tutti vogliono Xhaka, ma occorre considerare anche le conseguenze che potrebbero esserci a livello politico e ed è ciò che verrà chiarito». L’obiettivo «è comunicare la decisione entro fine mese», conclude il direttore delle squadre nazionali.
L'intervento completo di Pierluigi Tami a Fuorigioco:

