
Sandro Tonali, Nicolò Zaniolo e Nicolò Fagioli sono nomi di calciatori che si leggono su ogni giornale sportivo negli ultimi giorni, ma non per i loro meriti sportive. Il tema del calcioscommesse è tornato in auge a causa del re dei paparazzi Fabrizio Corona, reo di aver svelato nomi di calciatori italiani colpevoli di aver scommesso su partite dove ne erano più o meno coinvolti. Corona dopo aver fatto i primi tre nomi ha minacciato di svelare un'ulteriore lista di 50 nomi che, se confermati, metterebbe in subbuglio l'intero campionato di calcio italiano. Lo scandalo è ora nelle mani della giustizia della vicina penisola, ma il dibattito si allarga anche alla patologia della ludopatia. Per fare chiarezza la dottoressa Camilla Ciliberti psicologa e psicoterapeuta dell'Ospedale Niguarda è intervenuta a Ticinonews Sport.
La ludopatia è una malattia?
"Il disturbo da gioco d’azzardo in effetti è una vera e propria patologia alla stregua di altre dipendenze come quelle da sostanze o da alcol, che sono più conosciute e c’è una consapevolezza maggiore. Forse questi riflettori di questi giorni consentono di metter in luce quanto il gioco d’azzardo sia una dipendenza e come tale vada inquadrata e curata. Certamente la cosa fondamentale per parlare del disturbo da gioco d’azzardo è che ci sia qualcuno di competente per fare una diagnosi".
Quale può essere il campanello d’allarme?
"Può essere complesso riconoscere questo fenomeno perché il gioco è qualcosa che a livello culturale è presente. Un persona che gioca a livello creativo e uno che poi sviluppa comportamenti patologici sono cose diverse. Questo si può osservare perché quando si sviluppa un disturbo da gioco d’azzardo il gioco diventa ricorrente o persistente e la persona spende più tempo in questa attività; i soldi che vengono giocati tendono anche ad aumentare. Quando la persona non si trova nel luogo del gioco tende avere pensieri invasivi e persistenti che sono legati al gioco: come per esempio a quando andrà a giocare o come troverà i soldi. Questi sono sintomi osservati. Sicuramente c’è anche quello che viene chiamata astinenza che è presente in altre dipendenze e si osserva quando la persona è impossibilitata ad andare a giocare per diversi motivi. In questi casi si osserva nervosismo e stati di inquietudine".
Pubblicizzare il gioco è un controsenso?
"È una realtà complessa perché il gioco è diffuso e la possibilità di accedere a varie modalità di gioco come quella online o quella in presenza è alla portata di tutti. È veramente importante partire da una diagnosi quando si parla di questo tipo di problema e la diagnosi inizia dalla conoscenza della persona necessaria per capire se ci si ritrova davanti a questo tipo di problema. Solo da una buona diagnosi si può raggiungere un percorso di cura. Sicuramente ci possono essere vari fattori: la stessa persona può aver giocato in momenti diversi della sua vita in maniera sporadica e poi in un certo momento questo tipo di comportamento diventa più ricorrente. Spesso da quello che noi osserviamo è che il problema nasce successivamente a momenti della vita stressanti: perdita di qualche caro, problema famigliare, problema con il lavoro. Spesso il gioco diventa una strategia seppur disfunzionale per fuggire dai problemi. La casualità che porta a fare vincite sostanziose la riscontriamo essere un elemento che colpisce alcuni piuttosto che altri. Fare dei soldi rapidamente in modo “facile” sicuramente influisce".
È possibile uscire dalla ludopatia?
"Il percorso di cura è riabilitativo. Esiste un'inquadramento diagnostico che consente di dare un nome al fenomeno e che consente poi condividerlo con la persona. Di fatto la parte più significativa e più complessa è proprio quello di accettare di aver un problema e sviluppare poi una motivazione a cambiare: Per una persona che ha una dipendenza è difficile. Il lavoro che ci troviamo a fare è quello di aiutare quella parte della mente che in qualche modo prova piacere e produce una certa sostanza. La mente poi propone di mantenere questo tipo di comportamento. Si prendono in considerazione però anche le conseguenze meno piacevoli che la dipendenza comporta in modo da motivare al cambiamento. I centri specializzati sulle dipendenze presenti sul territorio effettuano interventi individuale e in gruppo. In gruppo consente ad avere uno scambio tra persone che condividono dinamiche simili. Attraverso questo tipo di percorso si può certo andare verso una remissione dei sintomi e verso un annullamento del disagio percepito dalla persona".

