
E salvezza fu. L’Ambrì l’ha conquistata nel modo che più piace ai tifosi biancoblu: lottando e con i gol decisivi di una bandiera come Paolo Duca e di un talento fatto in casa come Roman Hrabec.Ma la bella vittoria di ieri non deve distogliere l’attenzione da quella che in estate dovrà essere una rivoluzione necessaria. La società, d’altronde, ha già annunciato che “discuterà del futuro singolarmente con ogni giocatore a fine stagione".
Questa stagione, playout inclusi, hanno dimostrato una cosa: in Leventina vi sono giocatori che, obiettivamente, ormai non hanno più nulla da dare mentre in rampa di lancio ci sono dei giovani di prospettiva ai quali è ora di dare la giusta fiducia.
Uno degli scenari possibili è il passaggio del capitano Paolo Duca in una commissione tecnica che si occuperà del mercato (con Marc Gautschi che diventerebbe de facto il nuovo capitano), la promozione dei giovani sin qui impiegati (e una seconda chance per Lukas Lhotak) e diverse partenze eccellenti. Si mormora che gli stranieri dovrebbero lasciate in blocco la Valascia, insieme – probabilmente – a un paio di altri giocatori ‘over 33’.
E a proposito dei giovani biancoblu ne abbiamo discusso con Sergio Gobbi, ex direttore sportivo dell'Ambrì.
In queste partite di playout i giovani Tommaso Goi, Christian Stucki, Noele Trisconi e Roman Hrabec hanno dato una svolta alla squadra. Chi di loro l’ha impressionata di più?“Mi hanno fatto tutti un'ottima impressione. Qualche allenatore aveva un po' torto a non farli giocare. Hanno dimostrato tanta voglia e qualità nonostante venissero da un penultimo posto in LNB con i Rockets. Hanno portato un bagaglio di entusiasmo in una squadra in crisi di risultati”.
Una promozione in pianta stabile in prima squadra non è dunque da escludere. E, anzi, è auspicabile...“Per me tutta la quarta linea dovrebbe essere composta da giocatori di casa. L’Ambrì deve riacquistare l’identità di squadra formatrice. Ricordiamoci che i giovani che sono andati a giocare Oltralpe (come Grassi e Pestoni) hanno dimostrato il loro valore. Se squadre come Zurigo o Davos li prendono (e non prendono gente che è vicina all’AVS) vuol dire che sono bravi. E che il settore giovanile è valido”.
Nel corso della stagione molti hanno puntato il dito contro alcuni giocatori a fine carriera e senza stimoli. Un giovane del vivaio ne vale uno più esperto?“Un giocatore formato nel club che torna a casa dopo qualche anno lo vedrei bene, ma prendere gente che i club anche di metà classifica lasciano partire, no. Anche a livello finanziario, con un loro salario fai giocare tre giovani…”
Vede possibile un cambio di rotta da parte del club?“Per me l’hanno capita. Non dimentichiamo che, dopo che è stato dato spazio a questi ragazzi, ad Ambrì è tornato il pubblico. E un 50% degli ultimi buoni risultati lo attribuirei a loro”.
Coach Gordie Dwyer pare aver capito..."Sì, l'ha capita ed è stato messo sotto pressione anche dai risultati. Un cambio di rotta era indispensabile".
Quale dovrà essere la ricetta per la prossima stagione?“Quattro bravi stranieri e innesti di giocatori del vivaio o promettenti, anche vagliando la LNB. I Rockets hanno dimostrato di essere un serbatoio di qualità. Ma, come detto, l’Ambrì ha dimostrato che in casa ha giocatori di talento. Basta dar loro fiducia, come accaduto con Stucki che nelle ultime partite è migliorato nettamente. Il club dovrebbe copiare, in proporzione, il modello di Arno Del Curto a Davos”.
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