
Sono passate 48 ore da quando il belga Jens Debusschere, ciclista della Lotto Soudal fresco vincitore della seconda tappa della Tirreno-Adriatico, ha twittato una foto della sua camera da letto nella quale ha installato una tenda iperbarica.
Si potrebbe pensare ad una chiara provocazione in tema di doping, una guerra di divieti e di sigle, di controlli, repribilità e passaporti biologici, codici etici firmati anche dalla squadra di Debusschere, messi quasi in ridicolo da una foto postata su un social network.
Insomma troppe regole, troppi cavilli, anche a seconda delle nazioni in cui ci si trova.
La tenda iperbarica, per i meno avvezzi alle pratiche terapeutiche, permette di replicare in qualsiasi luogo le condizioni che si incontrano in altura stimolando così la produzione di globuli rossi.
Lecito o no? Il principale effetto che si manifesta è l’aumento di eritropeina che aumenta il trasporto di ossigeno a tessuti e muscoli: questo permette indubbiamente di migliorare le performance sportive.
In Italia è vietato, si chiama doping ematico, secondo quanto previsto nella legge 376 del 2000 e nel DM del 30/12/2002.
A livello internazionale però non c’è questo divieto assoluto, la WADA (World Antidoping Agency) permette ad ogni singola nazione di interpretare e applicare il punto B art. M1 del suo codice.
Per questo in Svizzera e in Spagna l'utilizzo della camera non è vietata, Novak Đjoković e Rafael Nadal ne fanno regolarmente uso.
La tenda iperbarica è uno strumento lecito, almeno quanto lo è un ritiro in altura o quanto l'ozonoterapia praticata dagli atleti durante gli infortuni, resta solo l'annoso scalino dei regolamenti; perchè a Como è vietato e a Chiasso no? La lotta al doping, vero o presunto, ha bisogno innanzitutto di regole certe e parificate.
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