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Peter Andersson rompe il silenzio
Peter Andersson rompe il silenzio
Peter Andersson rompe il silenzio
Redazione
11 anni fa
A due settimane dal licenziamento parla l'ex assistente di Fischer: "I problemi? Le partite in trasferta e i nostri leader"

“Sono vuoto, è stato un shock...”

È con queste parole che a distanza di due settimane dal suo licenziamento ha rotto il silenzio Peter Andersson.

L’ex assistente di Patrick Fischer sulla panchina del Lugano sta ancora cercando di analizzare cosa non sia funzionato a dovere anche se un’idea se l’è fatta...“In casa la nostra squadra giocava con energia e seguiva il sistema, lontano dalla Resega non funzionava quasi niente: non segnavamo e subivamo tantissimi gol. Ci siamo chiesti il perché ma non siamo stati capaci di trovare una soluzione.”

Andersson non risparmia poi una stilettata ai leader del suo ormai ex spogliatoio.“Mi aspettavo che i nostri leader, quelli che sono le stelle della nostra squadra, potessero prendere per mano i compagni. Succede così in tutti i campionati. Questo per noi è stato un problema, è una verità.”

Su Tony Martensson, giocatore che lo stesso Andersson ha fortemente voluto, è più cauto...“Tony è in forma, ha esperienza e ha vinto campionati. Pensavo che fosse il giocatore giusto per noi. Ha avuto molti problemi legati al parto di sua moglie poi quando è tornato, poco dopo noi siamo stati licenziati. Resto convinto che possa fare bene.”

Il suo rapporto con Fischer invece non è mai cambiato. "È vero che a volte avevamo idee diverse ma succede ovunque, con ogni allenatore. Dall'inizio però siamo andati d'accordo, siamo persone aperte a cui piace discutere e questo non è cambiato fino all'ultimo giorno."

E con i giocatori? Mai avuta la sensazione che potessero giocare contro lo staff tecnico? "No, spero di no. Se lo avessero fatto avremmo perso sia in trasferta che alla Resega e non solo lontano dal Ticino."

L’esperienza a Lugano, al di là di come si è conclusa, ha comunque fatto bene al Vichingo.“Resto convinto di essere un buon allenatore. Voglio prendermi la responsabilità di gestire in prima persona una squadra. So che prima o poi avrò la mia occasione per essere head coach.”

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