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"Perdite enormi, alcuni club potrebbero non farcela"
"Perdite enormi, alcuni club potrebbero non farcela"
"Perdite enormi, alcuni club potrebbero non farcela"
Redazione
6 anni fa
Parla Alberto Medici, Football Analyst di "Calcio e Finanza": "Ma è anche l'occasione per ridisegnare il sistema..."

La macchina da soldi (o mangia soldi?) calcio è chiamata a fare i conti con l'imprevisto, l'imponderabile. Un virus venuto da lontano che scombussola vite ma anche business plan, investimenti e conti economici.

Di questo ne abbiamo discusso con Alberto Medici, Football Analyst di "Calcio e Finanza", uno dei portali di riferimento del settore.

"Stimiamo che il danno per i 5 massimi campionati europei si aggirerà attorno ai 3 miliardi e mezzo di euro - esordisce Medici - Una cifra enorme. La sola serie A potrebbe veder bruciati fra i 600 e i 700 milioni di euro."

Perdite che in gran parte potrebbero esser riconducibili a mancate entrate legate ai diritti tv.

"Per i top club è questa la maggior fonte di entrate. Molte societa incentrano la propria sopravvivenza su questi incassi. Se i campionati non potessero ripartire sarebbe il caos. Inutile nascondercelo, diverse realtà potrebbero fallire. Basti pensare che anche gli sponsor potrebbero rifiutarsi di pagare il convenuto oppure chiedere un rimborso per quanto già versato. D'altra parte le società avranno modo di risparmiare sui costi operativi. La Juventus, per esempio, con la sospensione dell'attività arriva a risparmiare sino a 20 milioni di euro a fronte però di 110 milioni di ricavi in meno."

Suona strano considerando le dimensioni del fenomeno calcio ma nessuno ha pensato a tutelarsi ricorrendo a delle assicurazioni.

"Come "Calcio e finanza" siamo entrati in contatto con uno studio legale specializzato in queste genere di trattative. Abbiamo ricevuto conferma che in linea di massima nessun attore ha previsto una copertura assicurativa. Da un punto di vista legale le prossime settimane potrebbero diventare infuocate."

Il governo italiano si è però già mosso per aiutare anche l'industria calcio.

"Le misure adottate per le realtà economiche del territorio sono state allargate anche al calcio. Parliamo ad esempio della cassa integrazione in deroga o alla sospensione delle richieste in ambito fiscale."

Un altro aspetto molto dibattuto in queste ore riguarda i contratti dei giocatori che per prassi scadono al 30 giugno. Se si dovesse riprendere e i campionati terminare oltre quella data, cosa succederebbe?

"Difficile dirlo adesso. Toccherà alla Fifa regolamentare la situazione. Potrebbe essere lo stesso massimo organismo mondiale a estendere in automatico i contratti, prorogandoli del tempo necessario alla chiusura dei campionati. È invece inverosimile che i club debbano rinnovare di un anno gli accordi con i giocatori in scadenza. In definitiva, credo che si applicherà quello che la Fifa deciderà."

Alberto, allarghiamo gli orizzonti. Come cambierà il calcio dopo questa crisi?

"I segni resteranno di certo. Si dovrà capire come i club assorbiranno lo shock. Quello che spero è che questo momento venga colto come un'opportunità. So che può sembrare provocatorio ma lo credo davvero. C'è la possibilità per creare un nuovo modello di business, per ridisegnare un sistema che negli ultimi anni ha rischiato di andare fuori giri. Sono persuaso che ci sarà una presa di coscienza. Mancheranno delle risorse e allora ci si dovrà adattare. Abbiamo la possibilità di creare un modello virtuoso, finalmente predittivo. È arrivato il momento di agire a priori e non a posteriori. Il campionato spagnolo, La Liga, in questo senso potrebbe essere un esempio da seguire."

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