
Domenichelli, Jordy Murray, Metropolit e Fritsche l'anno scorso, quest'anno Brady Murray e Eric Walsky. Il Lugano che aveva disegnato Larry Huras non esiste più, frantumato dalla rivoluzione firmata da Patrick Fischer. Chi non rientrava nei piani dell'allenatore bianconero è stato messo alla porta. Chi non era utile al progetto è stato scaricato. Chi non rendeva secondo le attese (...e lo stipendio) è stato piazzato altrove.
Mosse coraggiose e in controtendenza con quanto siamo stati abituati a vedere nel mondo dell'hockey svizzero, mosse però anche, e non può essere sottaciuto, onerose (ma non troppo dato che a fronte di numerosi arrivi spesso sono coincise delle partenze).
La fortuna di Fischer in questo momento è che il club, dal primo all'ultimo dirigente, crede nella sua persona e nella sua filosofia. Solo così si spiega la fiducia cieca della quale gode e solo così si spiega la ritrovata voglia di investire pesantemente nel club da parte di chi ne regge le sorti.
Grazie a questi ampissimi margini di manovra Fischer, nel giro di un anno e mezzo, si è messo a disposizione una rosa al 100% a sua immagine e somiglianza. Chi oggi veste la maglia del Lugano, lo fa perchè Fischer lo ha voluto.
Oltre al colpaccio Brunner, nelle ultime ore di mercato i bianconeri si sono regalati anche Juraj Simek, reduce sì da una stagione, con molti bassi e pochi alti, spesa a metà fra Ginevra e Turku ma pur sempre un nazionale e capace, nel recente passato, di trovare la via della rete con grande continuità.
Con l'ingaggio dell'ala di origini slovacche il Lugano ha ora a disposizione un potenziale offensivo di prima categoria, oggettivamente inferiore a nessuna concorrente per il titolo. Chi può permettersi di presentare sul foglio partita due coppie di ali come Klasen-Pettersson e Simek-Brunner? Anche la terza e la quarta linea potranno svolgere, secondo il modello nordamericano tanto caro a Fischer, il compito loro assegnato: non subire reti e farsi sentire alle assi.
Tutto perfetto, sulla carta. Ora sono attesi i risultati. Adesso tocca a lui, tocca a Patrick Fischer trovare la quadratura del cerchio. Scuse non ce ne possono più essere. Un altro fallimento (quest'estate alla presentazione della squadra Fischer definì così un'eventuale ed ulteriore eliminazione ai quarti) non potrebbe essere tollerato.
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