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Pastorello: "Il tempo è galantuomo"
Redazione
15 anni fa
L'ex patron del FC Lugano non le manda a dire e attacca il presidente Renzetti. Guarda l'intervista

È finita. Stavolta è finita davvero. Non ci saranno né se, né ma. Per Pastorello, il capitolo Lugano adesso è davvero chiuso. Dopo tre anni e mezzo di lavoro, in cui ha saputo farsi apprezzare da tutti. Tifosi, squadra e città. Peccato. Gli è mancata soltanto la ciliegina della promozione. Una promozione che forse avrebbe anche meritato, ma che il campo, spesso cinico e spietato, non gli ha regalato. Il suo è un addio che sono in tanti a non capire. Ma il calcio è anche questo. E spesso, proprio lo sport più bello del mondo, sembra lontano dai sentimenti. Così stamattina Luìdo Bernasconi, l’amministratore unico della Holding che detiene l’80% del club bianconera, ne ha cancellato la presenza con una semplice firma. Così, per Pastorello, oggi è stato il primo vero giorno da ex. Una sensazione strana, che però l’ormai ex patron cerca di gestire con il solito aplomb. “Il calcio è anche questo. Come vengono licenziati allenatori e giocatori, bisogna accettare che vengano cambiati i dirigenti. Dispiace, ma sono le regole e vanno rispettate”. Ma come mai se ne va da Lugano. L’ha capito il motivo? “Onestamente no. Nessuno mi ha spiegato la motivazione, ma non fa nulla. Ormai non cambia niente. Come ho detto bisogna accettare e basta”. Ha avuto qualche problema con la proprietà (Preziosi, ndr)? “Assolutamente no, almeno da parte mia. Ho sempre lavorato in grande sintonia con Preziosi, prima al Verona poi come vicepresidente a Genova. E anche qui a Lugano penso di aver fatto un buon lavoro. Perlomeno ho sempre dato tutto me stesso. Non so se effettivamente si sia rotto qualcosa. Importante che non si rompa il giocattolo”. La tifoseria ieri sera ha esposto uno striscione in suo favore. “Ringrazio i tifosi, tutti indistintamente. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con loro e non li dimenticherò mai. Peccato non aver raggiunto la promozione che avremmo meritato, ma il calcio è anche questo. Magari il Lugano ce la farà quest’anno”. Lei però non ci sarà: le dispiacerebbe? “Io continuerò a tifare Lugano e se la squadra dovesse ottenere la promozione, penserò che un po’ sarà anche mia. E poi non è detto che quel giorno non ci sia: magari mi infilerò da qualche parte a festeggiare con i ragazzi”. Renzetti l’ha sentito in questi giorni? “No, non l’ho più sentito da parecchio tempo. Ma ormai non credo sia necessario. D’altronde l’ho visto molto poco in questo periodo. Non veniva mai al campo, mai negli spogliatoi, non ha mai parlato con la squadra. Diciamo che non ci era molto vicino”. Renzetti ha detto, a differenza sua, di aver messo i soldi in società. E che dunque lui ha diritto di comandare. “Lui dice di aver messo i soldi? Se lo dice lui…”.Cosa vuol dire? Non è vero? “Non voglio creare ulteriori polemiche… perciò lasciamo stare. Per il bene del Lugano è meglio che non parli…”.Dopo la partita con lo Sciaffusa lei non ha voluto dare la mano a Renzetti: come mai? “Perché nella vita bisogna essere uomini… Poi però, in un secondo tempo, gli ho comunque stretto la mano. Ma ripeto, nella vita bisogna essere uomini. Per fortuna che il tempo è sempre galantuomo”. M.A./ N.C

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