
"Proprio in questo momento c'è davanti a me Nibali": è ancora nel vivo del del 100. Giro d'Italia - terminato solo da alcune ore - il ticinese Mauro Gianetti.
Professionista dal 1986 al 2002 e medaglia d'argento ai campionati del mondo 1996 a Lugano, funge oggi da CEO della UAE Team Emirates e stila questo bilancio - sia personale che svizzero - della corsa rosa del centenario:
"Sia personalmente che per gli atleti rossocrociati, questo è stato un ottimo Giro. Con la nostra squadra abbiamo raccolto un successo (lo sloveno Polanc ha domato l'Etna alla 4. tappa), quattro secondi posti e un undicesimo piazzamento finale. Il tutto nonostante ci mancasse un elemento come Atapuma. Seppur decimati, coi nostri giovani ci siamo fatti valere, per la gioia del nostro intero gruppo di lavoro, dagli sponsor ai ragazzi. Abbiamo ottenuto più di quanto potessimo aspettarci. Per quanto concerne gli svizzeri in gara, invece, non c'è stato solo il successo di Dillier (1. a Terme Luigiane nella 6. tappa): sottolineerei infatti il gran lavoro svolto da Reichenbach (FDJ) nel corso dell'ultima durissima settimana. Il ragazzo si è messo a disposizione di Pinot e ha dimostrato la sua crescita. Dillier e Reichenbach hanno insomma confermato le proprie qualità".
Da un argoviese e un vallesano a un colombiano e un siciliano: ma il Giro non doveva essere solo una questione tra Nairo Quintana della Movistar e Vincenzo Nibali della Bahrain-Merida (2. e 3.)?
"I giovani hanno saputo sparigliare le carte, anche se personalmente avrei comunque inserito un corridore come Dumoulin in fase di pronostico. Secondo me non era scontato che fosse una lotta a due. Quanto questo Giro sia stato aperto, poi, lo dicono i 40'' che racchiudono i primi tre della classifica. Senza tralasciare quanto fatto da Pinot. A proposito di Dumoulin, aggiungo che due anni fa perse una Vuelta per carenze a livello di squadra e anche stavolta la storia ha rischiato di ripetersi. In questo senso quello messo meglio era Quintana, ma Tom ha fatto valere la sua abilità da cronoman e in salita ha tenuto bene".
Il corridore della Sunweb è il nuovo... Miguel Indurain?
"Gli assomiglia fisicamente e nelle prestazioni, ma lo spagnolo aveva un'altra struttura, un'altra squadra e un altro tipo di concentrazione. Per emularlo davvero, l'olandese dovrà modificare il suo atteggiamento mentale e l'approccio".
Chiudiamo con Milano e il suo entusiasmo.
"Beh, da passerella a snodo decisivo, con 5 atleti che potevano giocarsi il successo finale. Oggi Milano era stracolma. Potrei citare anche la Sardegna o la straordinaria accoglienza della Sicilia, o ancora il pubblico delle Dolomiti".
CaSco
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