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Ambrì
Oggi l’Ambrì-Piotta spegne 85 candeline
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Samuele Quadri
4 anni fa
Il 19 settembre del 1937 nasceva l’Hockey Club Ambrì-Piotta e da 85 anni continua a scaldare i cuori di molti ticinesi e non.

Oggi è il compleanno dell'Hockey Club Ambrì-Piotta. Il club leventinese compie 85 anni e abbiamo deciso di raccogliere alcuni pensieri per celebrare al meglio questa data e la sua storia. Lo sa bene il presidente dell'HCAP Filippo Lombardi: "Gli anniversari sono fatti per ricordare cosa hanno fatto i tuoi predecessori prima di te. Tutti i presidenti che ci sono stati nel passato sono stati indispensabili per costruire l’attuale realtà che ora si presenta in Leventina. Le persone che lavorano per l’Ambrì rispettano il passato e ne fanno tesoro per guardare avanti." Molti si ricordano la propria prima volta in una pista da hockey, compreso Lombardi: "È stata nel 1972 quando Andy Bathgate solcava il ghiaccio di una Valascia non coperta e le partite si giocavano nel mezzo di grandi nevicate." Non solo: "Mi ricordo bene il mio primo match da presidente, un derby vinto e le 3 salvezze conseguite negli anni che per noi pesano di più di vincere un campionato. Dulcis in fundo la partecipazione alla Coppa Spengler del 2019." Oggi è un giorno speciale per la società leventinese cosa le si può augurare? : "Tante cose, ma soprattutto la stabilità finanziaria nella sua nuova casa.", dice Lombardi. 

Oltre al presidente abbiamo sentito anche Gabriele Fransioli. Per lui l'Ambrì significa tanto: "È una parte molto importante della mia vita. Sono cresciuto nella Leventina hockeistica, ho giocato con i colori biancoblù, sono stato allenatore delle giovanili, ho fatto parte del comitato e ora sono un appassionato. Posso dire che l’Ambrì ha occupato gran parte della mia vita". E ancora: "Il mio ricordo più bello è la promozione della stagione 1982/1983 in cui io ero giocatore." Per Fransioli la realtà leventinsese è una storia ancora tutta da scrivere: "All’Ambrì non posso che augurare lunga vita e di continuare a perpetuare questo miracolo sportivo. È uno dei pochi club che raramente ha conosciuto crisi."

Un altro ex-capitano, Elias Bianchi, dedica all'Ambrì un pensiero: "Il significato che ha per me l’Ambrì è cambiato negli anni. Da bambino i biancoblù erano un sogno: sono cresciuto vedendo ogni partita alla Valascia, sperando un giorno di vestire la casacca leventinese. Una volta realizzato questo sogno, alla parte fiabesca si sono accollati anche i doveri del lavoro." La storia dell'Ambrì è fatta di diverse vittorie e di diverse sconfitte. "Difficile scegliere un ricordo in particolare", sostiene Bianchi, "Perché non ce n’è uno più importante dell’altro. Per me ogni piccola vittoria ed ogni piccolo traguardo sono una grande festa, soprattutto per quel che riguarda le salvezze raggiunte." L'Ambrì è da molti considerata la piccola società nell'hockey delle grandi. Lo ricorda anche Elias Bianchi: "Auguro all’Ambrì-Piotta di riuscire a restare ne “l’hockey dei grandi” contro le logiche moderne del disco su ghiaccio odierno e, non solo, l’HCAP deve continuare ad essere una passione per molti giovani."

Molte persone riconoscono nell'Ambrì e nella Valascia un luogo d'aggregazione. Anche Davide Mottis ricorda bei momenti passati in Leventina: "L'Ambrì-Piotta significa tanto, ho tanti ricordi di quando ero bambino e la passione che provavo per quei colori, poi nel 2002 mi sono reso disponibile come membro nel CdA. È stato un piccolo sogno siccome io non giocavo ad hockey e non potevo dunque diventare giocatore dell'Ambrì." Non sempre era tutto rose e fiori, ricorda Mottis: "La passione coinvolgente poi si trasformava in preoccupazione dettata da una realtà con problemi finanziari, ma con i sacrifici poi se ne è usciti." Per Davide Mottis però l'Ambrì è soprattutto unione: "In Leventina ho vissuto tanti bei momenti, aldilà delle vittorie. Ho conosciuto tante persone, ho coltivato amicizie, ho passato bei momenti con i colleghi. Ricordo una profonda amicizia con Peter Jaks" E ancora: "ho conosciuto molti giocatori sia da tifoso che da dirigente." Cosa augurare ad una società come quella biancoblù? Mottis non ha dubbi: "Altri 85 anni almeno! Ai biancoblù auguro di continuare a garantire un'esistenza non problematica in termini finanziari." Ma non solo: "Ambrì è un bene comune dell'hockey svizzero da salvaguardare".

Abbiamo sentito anche l'attuale direttore sportivo dei biancoblù Paolo Duca. L'Ambrì-Piotta per Duca significa molto: "L’Ambrì per me è una seconda famiglia. Ho speso tantissimi anni di gioventù alla Valascia con il sogno di diventare giocatore. Questo sogno l’ho poi realizzato prima come giocatore poi come dirigente." E come non scordarsi del successo in Europa con la vittoria della Supercoppa nel 1999: "Uno dei momenti più belli che ricordo è la vittoria in finale di Supercoppa con il Magnitogorsk, oltre alla vittoria ricordo anche l’ambiente incredibile che si era venuto a creare. Mi torna in mente anche il gol salvezza contro il Bienne nella stagione 2009/2010." La società leventinese tocca il traguardo degli 85 anni d'esistenza e il futuro è ancora tutto da scrivere. Paolo Duca le dedica un pensiero: "Auguro all’Ambrì-Piotta di poter continuare a rappresentare un ideale di lotta e una realtà che ispira la gente ad alzarsi la mattina per inseguire i propri sogni." E non solo, i biancoblù devono essere anche un esempio, sostiene Duca: "L’Ambrì deve anche essere il punto di riferimento per molti giovani che vogliono intraprendere la strada dell'hockey professionistico."

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