
È ormai il tormentone di queste Olimpiadi russe: il WC. Tutti coloro che si sono recati a Sochi, giornalisti, sportivi e tifosi, si stanno dilettando nel postare le foto di toilette sempre più originali. E molti di coloro che, iellati, sono finiti in alberghi con normali WC all'Occidentale, quindi per una sola persona senza particolari istruzioni per l'uso, non riescono a nascondere la loro delusione per aver trovato la normalità e non poter partecipare alla gara della toilette più originale.
Perché i WC di Sochi, a quanto pare, sono tutto fuorché standard. Sono delle vere e proprie opere d'arte. Arte alternativa, diremmo.
Tra le nuove perle emerse dai meandri della rete, troviamo per esempio il cinema-WC. Di fronte al water, infatti, si trovano delle sedie per il pubblico. Occorre comunque menzionare che su questo particolare bagno le correnti di pensiero sono due: oltre a quella del cinema, c'è anche chi ritiene che le sedie siano state predisposte per la giuria, chiamata ad esprimere un voto al defecatore.
Un'altra perla la regala il WC di gruppo. Già avevano fatto discutere i bagni doppi, ossia con due water uno adiacente all'altro nello stesso locale. Ma ora emerge che a Sochi vi sono bagni con addirittura cinque water. Chissà, magari la defecazione di gruppo può aiutare a forgiare lo spirito di squadra...
Anche le istruzioni, dopo l'ormai famoso "vietato pescare nei WC", offrono nuovi spunti di ilarità. Sulla porta di un bagno di Sochi si leggono testuali parole: "Per favore non gettare la carta da gabinetto nel gabinetto." Che occorra riportarsela in Patria?
Comunque anche a Sochi, a quanto pare, c'è chi non ama la defecazione di gruppo. In rete si trova infatti la foto di un WC protetto dagli sguardi indiscreti tramite una porta. Peccato che, mancando il muro, la porta si limiti ad offire la privacy anteriore, e non quella laterale.
Privacy che, dopo le rivelazioni del vice primo ministro russo Kozak sulle videocamere nei bagni, non sembra essere la preoccupazione principale dei russi.
Prima viene l'arte.
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