
Nel corso della puntata di ieri di "Fuorigioco @ home" (clicca qui per vedere la puntata) è intervenuto il direttore generale del Chiasso Nicola Bignotti. Al centro della discussione il protocollo elaborato da Swiss Football League e Università di Berna che dovrebbe permettere e condurre il calcio svizzero alla ripresa dei campionati.
Un documento che il dirigente momo ha accolto come fumo negli occhi...
“Abbiamo fatto una videoconferenza l'altro giorno assieme a tutte le squadre di Challenge League. Alla SFL abbiamo posto dieci domande, abbiamo sempre e solo ricevuto una riposta: “non sappiamo, vi faremo sapere”. A distanza di poche ore abbiamo ricevuto un protocollo che per noi è semplicemente inapplicabile. Per la nostra realtà equivarrebbe a portare i libri in tribunale e chiudere. Francamente nessuno può fare calcio così.”
Bignotti non si ferma e anzi, spiega e incalza...“Si tratta di oneri insostenibili da un punto di vista finanziaro ma anche organizzativo. Oggi per la nostra realtà senza incassi da botteghino e da attività correlate anche uscire dal lavoro ridotto è impensabile. Io mi chiedo se l'università di Berna che ha stilato il protocollo abbia idea di come funzioniamo. Secondo me no! Sulla carta è tutto bellissimo ma è applicabile solo nel mondo di utopia. Nel nostro è impossibile!”
Anche sull'iter che ha portato al protocollo Bignotti ha qualcosa da dire...“Prima di farlo e inviarlo alle autorità andava condiviso e analizzato con gli associati, con noi club. Se davvero la SFL ci rappresenta deve confrontarsi con noi per capire cosa possiamo fare. Se facciamo fare calcio ai professori delle università, allora vadano avanti loro. Se queste sono le condizioni, noi non potremo mai ripartire. Siamo a Chiasso, di cosa stiamo parlando? Per noi è impossibile."
A rendere ancora più amara la situazione, un dettaglio che tanto dettaglio non è...“Il documento non è stato tradotto in francese. È solo in tedesco. L'italiano? Neppure considerato.Il motivo? Si tratta di una bozza e hanno voluto risparmiare sulla traduzione. Una questione di costi insomma... Ci sono delle contraddizioni incredibili: non ci sono soldi per una traduzione ma poi a noi chiedono di attuare delle misure che in Italia forse solo la Juventus riuscirebbe ad adottare. Rendono però attenti su un aspetto: i club sono società di capitali e per tutelarci faremo ricorso ai nostri avvocati. Se la SFL pensa che sottostimo ad ogni loro follia, si sbagliano di grosso!”
Il disappunto del dg rossoblù è irrefrenabile...“In Scozia, Belgio e Olanda hanno chiuso. In Italia non riescono a far ripartire una campionato con squadre che fatturano 500 milioni di Euro. A noi invece arriva una bozza che potremmo riprendere gli allenamenti il 27 aprile. Noi prima di tornare in attività vogliamo delle risposte. Un punto è cruciale su tutti: se un giocatore si ammala cosa si fa? Chi si prende la responsabilità? Gli amministratori dei club? No, se la prenda la SFL!E poi... A chi facciamo i tamponi? Ai giocatori? All'autista del bus? Agli steward? Ai raccattapalle? E chi li paga? Chi li organizza? Chi li gestisce? Ci vuole rispetto anche per un club piccolo come il nostro che ogni mese fa 51 buste paga e che dà da mangiare a 51 famiglie. Tutto scontato per chi a Berna ha preparato il protocollo. Persone che però forse non sanno neppure in quanti si gioca a calcio...”
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