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"Non posso piacere a tutti"
Redazione
12 anni fa
Dopo un anno passato ad Ambrì, un bilancio a 360 gradi con il top scorer biancoblù Alexandre Giroux

A tu per tu con Alexandre Giroux per ripercorrere il suo anno di storia con la maglia dell'Ambrì.

Quando sei arrivato l'anno scorso, cosa ti aspettavi da questa avventura?

"Non mi aspettavo di certo una stagione come questa, era da qualche anno che la squadra non risuciva a raggiungere il playoff e il mio obiettivo era proprio quello di aiutarli e ci siamo riusciti. L'inizio stagione è stato sorprendente per tutti, soprattutto per me quando ho scoperto il tifo che c'è ad Ambrì, che è qualcosa di eccezionale. Addirittura i miei genitori quando sono venuti in visita, hanno detto che vivere la Valascia è un'esperienza unica. Era tutto nuovo per me ed è stata un'esperienza tutta in crescendo durante la stagione ed è stato tutto positivo fino all'ultimo."

Hai parlato della Valascia, una pista decisamente atipica...

"Credo che l'ultima volta che ho giocato in una pista aperta avevo 10 anni (ride). C'è un nonsoché di incantato, le mura di questa pista raccontano la sua storia. Ci sono delle foto che raccontano cosa è successo qui ma penso soprattutto che siano le persone al suo interno che la rendano speciale."

Una stagione che è stata positiva ma che forse, possiamo dire, è finita troppo presto?

"Esattamente, è sempre difficile chiudere una stagione così, ma possiamo dire che è comunque meglio perdere ai playoff che vincere ai playout. Abbiamo cominciato bene la stagione, eravamo in fiducia e giocavamo molto bene. Penso che tutte le squadre vivano un po' ciò che abbiamo vissuto noi, magari in momenti differenti della stagione. Purtroppo a noi è capitato al momento sbagliato, quando bisognava vincere ancora di più. Ma in generale penso che la società, i giocatori e i tifosi debbano essere contenti di ciò che abbiamo fatto. Siamo stati nelle primissime posizioni della classifica per tanto tempo, le ultime 7-8 partite è stata più dura per noi. Abbiamo gustato l'esperienza dei playoff e non vediamo l'ora di ripeterci l'anno prossimo."

Lo si era detto prima dei playoff, bisognava alzare il livello di gioco. Non ci siete riusciti, come te lo spieghi?

"È vero, penso che abbiamo rispettato troppo il nostro avversario, abbiamo atteso che il Friborgo agisse senza essere noi a provare ad imporre il nostro gioco. Ma questo è il mio pensiero, non quello di tutti. Avremmo dovuto approcciare le partite come abbiamo fatto in gara 4 mentre aspettavamo qualcosa invece di creare. Forse prima di cominciare i playoff eravamo mentalmente da un'altra parte, nonostante fossimo tutti esaltati e abbiamo cercato di fare del nostro meglio. Friborgo era forse meglio preparato visto l'esperienza avuta lo scorso anno ai playoff e tutti questi fattori hanno fatto sì che non avessimo l'energia necessaria per affrontarli al meglio."

 Le voci di mercato, il sushigate. Sono argomenti che possono aver disturbato la tranquillità della squadra?

"Il caso legato a Jason Williams non credo abbia disturbato, ha assunto un peso maggiore di quanto non lo avesse per noi. L'errore è stato fatto, ne abbiamo parlato ma dopo cinque minuti eravamo già concentrati sulla partita. La storia dei contratti invece per me è davvero nuova, che un giocatore possa firmare durante l'anno per un'altra squadra. Ho cercato anche di spiegarlo a mio padre. Personalmente non mi ha disturbato ma può darsi che per coloro che hanno firmato da un'altra parte abbia influito sulle prestazioni. Noi nello spogliatoio non ne abbiamo mai parlato, eravamo tutti contenti di aver raggiunto i playoff."

 E a proposito di contratti, tu hai prolungato per due anni, una trattativa che ha richiesto qualche tempo...

"Sì, è vero, ci è voluto del tempo. Ma la società ed io sapevamo in che direzione andare, è stata lunga ma sapevo che eravamo sulla strada giusta. Le due parti volevano entrambe il mio ritorno quindi era solo questione di trovare un terreno fertile per un accordo che soddisfacesse tutti. Non appena Serge Pelletier mi ha chiesto se fossi interessato a rimanere ho detto di sì, alla fine tutti sono rimasti contenti."

 Come reputi il livello di questo campionato?

"È molto difficile vincere spesso. Contro ogni squadra non c'è mai nulla di scontato, lo vediamo ora nella serie tra Zurigo e Losanna e cosa ha fatto il Rapperswil a fine campionato. Ho imparato ad essere molto preparato per ogni partita, c'è molto equilibrio. Tra l'ottava e la seconda c'erano 8 a 9 punti di differenza. La medaglia d'argento ai Mondiali non è arrivata a caso. Ho avuto bisogno un po' di tempo per abituarmi, anche ai viaggi per le partite, ma è un campionato molto interessante e sono davvero contento di restare qui."

 Durante l'anno ti sono state mosse delle critiche sullo stile di gioco, come hai reagito?

"Non si può di certo piacere a tutti, in qualsiasi lavoro. I tifosi non avrebbero parlato di me se non avessero realmente voluto che aiutassi la squadra, questo vuol dire che ci tengono. So che quando arriva uno straniero ci si aspetta magari un giocatore più spettacolare, che faccia girare il disco e sia sempre dappertutto in pista. Io non sono così. Ma Park e Pestoni, che erano in linea con me, amavano sapere semrpe dove mi trovavo sul ghiaccio e anche Pelletier mi ha consigliato di concentrarmi sul mio gioco. Loro hanno capito il lavoro che svolgevo e alla fine credo che lo abbia capito anche il pubblico, dato che ho sentito commenti più positivi che negativi. So che vorrebbero che segnassi sempre, lo vorrei anche io."

C'è qualche giocatore che ti ha impressionato particolarmente ad Ambrì?

"Ce ne sono tanti. Benjamin Chavaillaz per esempio. Ad inizio stagione un articolo criticava il fatto che l'Ambrì iniziasse con un difensore che non aveva mai giocato in NLA. Io non lo conoscevo ma credo che abbia lasciato tutti a bocca aperta, ecco anche spiegato il motivo del suo prolungamento di contratto. La sua prima stagione in A è stata incredibile, ha spesso giocato al fianco di Noreau. E poi il talento di Inti Pestoni e l'esperienza di Richard Park, come pure i due portieri che ci hanno veramente salvato in diverse occasioni. Era tutto nuovo per me, ho imparato a conoscere i miei compagni e a scoprire i talenti di ognuno di loro."

 Ti è mai capitato di avere il coach e il direttore sportivo nella stessa persona?

"È un'altra delle cose strane che succedono qui. Per essere onesto non vorrei proprio essere nei panni di Pelletier e trattare sia la parte sportiva che quella più legata al business. Magari fai delle trattative con l'agente che non vanno a buon fine e il giocatore lo rivedi poi in pista la mattina seguente. Non è facile da gestire, è un gran lavoro. A me è andata bene (ride) ma possono capire che per alcuni giocatori non sia stato facile. Pelletier in questo modo però può scegliersi la sua squadra e avere tutta la fiducia della società non può che fargli bene."

Giovedì lascerai il Ticino, quali sono i tuoi prossimi programmi?

"In Quebec ci sono ancora 2 metri di neve e -20 gradi, quindi penso andrò a prendere un po' di sole in spiaggia. Tornerò a casa con la mia compagna e la mia piccolina, nata 3 mesi fa, e tutti i miei famigliari vorranno vederla. Tra 3 o 4 settimane riprenderò già gli allenamenti in palestra e poi sul ghiaccio. Non so come funziona qui ma noi siamo abituati a lavorare duramente, 5 o 6 volte la settimana, anche 2 volte al giorno per prepararmi al meglio per la prossima stagione."

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