
A quattro giorni dal termine della stagione, Greg Ireland si è confidato ai microfoni di TeleTicino.
Passato, presente e futuro, in un'intervista a 360 gradi.
Il suo arrivo fra lo scetticismo generale
"Sono un allenatore e una persona migliore rispetto a quando sono arrivato. Quando mandi in giro il tuo CV, ci sono scritte lettere e numeri ma nessuno conosce il lavoro che c’è dietro.Cinque anni fa ho rifiutato offerte dall’Europa e dai campionati professionistici americani per tornare nei fra gli junior canadesi. Lì si gioca hockey vero, in una lega difficilissima. Questa esperienza mi ha aiutato tantissimo, sono cambiato molto, da allora mi sento diverso. A differenza di molti altri allenatori ho imparato a conoscere gli atleti di oggi. Ragazzi che sono molto differenti da uno come per esempio, Steve Hirschi. Oggi non ti seguono ad occhi chiusi, oggi ti chiedono il perché di certe decisioni e ti chiedono che effetto avrà su di loro una determinata scelta.A volte si pensa che vedere NHL sul CV sia sufficiente. Io Ho allenato 5 partite in NHL a Phoenix e ho portato diversi giocatori fino a quel campionato, credo di aver maturato abbastanza esperienze. Ho fiducia nelle mie qualità di leader ma ho anche abbastanza umiltà per sapere che il lavoro non finisce mai".
L'eliminazione contro il Berna
“Mi sento un po' vuoto, sento che avrei dovuto venire qui a preparare l'allenamento, il piano per la prossima partita e fare analisi video. Abbiamo vinto Gara1 poi non abbiamo fatto abbastanza per vincere Gara2 e Gara3, il Berna è stato migliore. In Gara4 e gara5 avremmo invece meritato maggior fortuna. Nelle partite in cui abbiamo giocato meglio, loro hanno comunque trovato il modo di vincere. Tutto sommato non penso che questa serie sarebbe dovuta terminare 4 a 1.”
L'autocritica
“In qualche partita ho spinto troppo su alcuni elementi facendoli giocare troppo a scapito di altri. In qualche circostanza avrei dovuto inserire forze fresche in formazione facendo alcuni cambi. In quei momenti però guardi al passato e ti affidi a quei giocatori che hanno fatto la differenza, sperando che si ripetano. In definitiva credo di aver fatto un lavoro discreto, che poteva essere ancora migliore.”
Linus Klasen e gli altri svedesi
“I giocatori piu pagati hanno maggior pressione. Ci si aspetta che guidino la squadra. Quando questi giocatori, i più stimati, sono quelli che lavorano di più, allora puoi avere successo. Hanno forse fatto pochi punti, ma la nostra squadra è migliorata. Dal mio punto di vista hanno giocato meglio, si sono sacrificati per il gruppo. Quello che abbiamo fatto è comunicare positivamente e costruttivamente per aiutare i giocatori a migliorarsi. Abbiamo sempre fatto uso dell’onestà. Agli stranieri, a chi stava fuori, abbiamo sempre spiegato il perché. Con Zackrisson per esempio abbiamo parlato e lui si è messo in testa di lavorare duro per dimostrarci che lo straniero in sovrannumero non sarebbe più stato lui. Ci ha dimostrato tutta la sua volontà. Quando sei chiaro, è tutto più facile. In questo modo si proteggono anche i giocatori, che si affidano alle indicazioni dell’allenatore. Da loro tutti vogliono punti e che facciano la differenza ma è presto per fare questi discorsi. Dateci un anno di tempo assieme e poi vedremo...”
Maxim Lapierre
"Mi rivedo molto in Max, tanta passione, tanta aggressività ma a volte poco controllo.Lo conoscevo bene e sapevo cosa poteva fare. Gli abbiamo spiegato cosa ci aspettavamo da lui e lui ha risposto che poteva accontentarci. La sua fiducia e la sua leadership è stata utilissima a tutto il gruppo".
Luca Fazzini
"È ancora giovane e non possiamo giudicarlo solo per i gol che fa. Sarà un grande giocatore ma non voglio che sia un elemento monodirezionale. Luca segna, ma dietro c’è tutto un processo, costruito da tutto il gruppo. Ha fatto dei grandi miglioramenti ma deve ancora crescere a livello difensivo e nella difesa del disco. Nell’ultima partita mi ha chiesto “Coach quando il disco esce dal terzo, come lo devo giocare?” mi è piaciuta molto questa domanda. Avrebbe potuto chiedermi dove mettersi per segnare e invece mi ha domandato altro. Ogni mattina quando ti alzi hai sempre la possibilità di scegliere chi sei e cosa vuoi fare. In questo senso qui a Lugano Luca ha grandi esempi da seguire".
Il suo futuro
“Voglio stare a Lugano, mi piace qui. Ci sediamo attorno ad un tavolo in questa settimana e vediamo se questo sentimento è corrisposto. Se non dovessi restare sarei deluso. Per venire qui ho rifiutato altre offerte perchè sapevo cosa avrei avuto. Mi sono divertito ma se non proseguire assieme, da professionista, metterò subito da parte la delusione e continuerò la mia carriera altrove. Se è destino invece, resterò qui.”
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