
Uno sport, o meglio una disciplina. Sono sempre più le persone che si avvicinano al running: a dimostrarlo il crescente successo delle manifestazioni dedicate alla corsa, anche qui in Ticino. Per queste ragioni la redazione di Ticinonews è lieta di poter inaugurare una nuova rubrica, con la prestigiosa collaborazione di Adriano Engelhardt, uno dei più forti mezzofondisti ticinesi di sempre.
Vincitore di diverse competizioni nazionali, Adriano è adesso passato al triathlon e vanta anche un bachelor in Scienze Motorie e Italiano ottenuto nel 2016 alla Facoltà di Sport e di Lettere di Losanna: la persona giusta per svelare trucchi e segreti sulla corsa! Ma intanto ecco qui una sua personale presentazione sul mondo dei corridori...
Siamo dei tipi strani noi… Scandiamo il passare del tempo in minuti al chilometro, suddividiamo la settimana in ripetute brevi, medio, lungo e corsa lenta. E chi se lo ricorda poi che giorno è? Puntiamo le nostre sveglie a orari impensabili per salutare il mondo a modo nostro. Un passo dietro l’altro, accompagnati dal freddo pungente, dalla pioggia, o dal calore del sole che si alza. Siamo tecnologici, eppure così primitivi. Non riusciamo ad uscire di casa senza aver sincronizzato il telefono con cuffiette e fascia cardio. E cosa pensate? Un selfie come prova che mi do’ da fare ci sta?
Ma nello stesso tempo rispondiamo ad un bisogno ancestrale, che ci pizzica e ci divora come bestie se solo cerchiamo di non assecondarlo. E quindi chissenefrega se oggi esco a sfogarmi come voglio io, ascoltando i battiti del mio cuore e il rumore dei miei passi. Siamo quelli delle mille paranoie. Quelli del ho fatto troppo, o magari troppo poco? Quelli delle diete salterine, che un giorno mangio solo frutta secca e verdura e quello dopo solo pasta e pizza perché tanto brucio tutto. Ma poi eccolo il senso di colpa, puntuale come il muro in maratona, e via di digiuno intermittente. Siamo quelli sballottati tra mille tendenze, mode e pseudostudi su materiale tecnico, scarpe, metodi di recupero ed integrazione.
Ci troviamo a correre in indumenti compressivi dalla testa ai piedi. Anzi, pardon, dalla testa alle caviglie, perché lo sanno tutti che bisogna uscire a piedi nudi. Intanto riflettiamo sui grammi di carboidrati da assumere. Erano 30g ogni 45’? O 45g ogni 30’? Bah, forse con un quadratino di grana risolvo tutto. Eppure mi sembrava di aver letto che per sforzi sotto i 90’ potevo uscire solo con un po’ di acqua e vöia da fan. Poco importa, tanto poi lo sanno tutti che la parte essenziale è il recupero. Quindi sotto con bagni freddi, yoga anti affaticamento e mix di proteine, grassi e corpi chetonici. Tutto rigorosamente nei 17’32” successivi allo sforzo. Siamo gente alla mano, affabile e cordiale.
Se il medio variato collinare, andante ma non troppo, con una punta di svelto sul finale è uscito bene allora rischiamo pure di risultare simpatici. Ci mettiamo a bagnomaria nella nostra serotonina quotidiana e tutto va a gonfie vele. Ma non toccateci se abbiamo gli alluci che girano ad elica, soprattutto se siamo infortunati. In 2 giorni avremo già perso 3 anni di allenamento, passando da Happy alla Pharrell Williams a più disperati di Willy il coyote (che porca paletta intanto lui può correre). Ah non lo avevo menzionato?
Noi siamo quelli che corrono, quelli che coltivano certezze, ma che puntualmente vengono spazzate via da tempeste di dubbi. In questo senso una prima cosa posso già dirvela: la verità è che non c’è nessuna verità…ma su tutto il resto si può discutere (e soprattutto scrivere!).
Adriano Engelhardt
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