
Avrebbero dovuto parlare solo il delegato Claudio Sulser e il ct Vladimir Petkovic e invece nella sala del Panorama Resort & Spa di Feusisberg, sede del ritiro della Nazionale, è entrata tutta la squadra al completo per rispondere alle domande dei giornalisti. In seguito hanno preso la parola Petkovic e Sulser, spiegando di essersi chiesti cosa avrebbero potuto fare per chiudere le polemiche venutasi a creare dopo gli ormai celebri errori di comunicazione delle scorse settimane (vedi articoli suggeriti) e imparare dunque dai propri errori e quindi.
"Siamo uniti come gruppo e questa è stata un’iniziativa spontanea, siamo comunicativi, lo siamo sempre stati, purtroppo da una piccolezza è stato montato un caso, ci è arrivato uno tsunami addosso e quindi vogliamo essere migliori per il futuro, per far sì che questo non accada più - ha spiegato il ct - Ho visto giocatori che vengono qui con voglia, c’è un’ottima atmosfera all’interno del gruppo, che cresce insieme. In questi due giorni abbiamo avuto qualche difficoltà a concentrarci solo sull’aspetto sportivo ma è quello che vogliamo fare da adesso in avanti, vogliamo dare ai nostri giocatori la possibilità di migliorare giorno dopo giorno, siamo già contenti ma vogliamo raggiungere nuovi obiettivi".
"C’è qualche nuova faccia all’interno della squadra che si è ringiovanita e potrà essere di successo nei prossimi anni. Mbabu e Ajeti sono sotto osservazione da molto tempo e hanno meritato un’occasione di vedere cosa vuol dire far parte di questa squadra. Avranno l’occasione di mostrare quello di cui sono capaci anche in partita, perché in allenamento non è abbastanza. Comunque giocherà chi in quel momento sarà più in forma. Anche Djibril Sow è nuovo nel gruppo. Le porte non sono chiuse per nessuno (vedi per esempio di Tim Klose) e sono contento che anche Admir abbia recuperato così in fretta dal suo infortunio. Comunque ripeto che per il futuro le porte sono aperte per tutti".
La Nazionale, ha ribadito, "appartiene alla Svizzera". "Questo rimane il nostro motto, faremo altri allenamenti aperti al pubblico per far sì che i nostri fan possano stare più vicini alla propria squadra.Oggi è stato detto tanto, vogliamo fare due passi avanti ora, anche in questa Nations League, vogliamo dimostrare di meritarci quel posto e mantenerlo anche in futuro per tutti i giovani che arriveranno dopo di noi".
Petkovic è tornato anche sulla questione dei doppi passaporti: "Non ho mai risposto a questa domanda perché forse, a differenza di alcuni, ho vissuto più da vicino cosa davvero sia successo laggiù. E stiamo parlando di una guerra, tra nazioni, culture, religioni. Il gesto delle aquile è stato emotivo, non irrispettoso. Anche la questione dei doppi passaporti non ha a che vedere con le emozioni sul campo. Perché non ho detto queste parole subito dopo? Perché non ho avuto tempo, volevo analizzare la situazione, l’obiettivo era di fare una conferenza in Lugano, ma nel frattempo sono successe altre cose. Forse abbiamo sbagliato il timing, saremo più concreti e diretti con le comunicazioni, abbiamo imparato dai nostri errori".
Capitolo capitano, il ct ha spiegato di avere le idee in chiaro: "Per me è chiaro, qui di fianco a me c’erano i 5 leader della squadra (Lichsteiner, Sommer, Xhaka, Djourou e Shaqiri) questi giocatori prenderanno ancora più responsabilità, ma non solo loro. Anche tutti gli altri dovranno fare un passo avanti. Andremo nella stessa direzione con Lichsteiner capitano e Xhaka secondo, poi dipenderà anche da chi sarà convocato".
"Il mio zaino è grande, e trovo sempre il modo di svuotarlo. Come allenatore devo avere la pelle dura, nonostante tutte le critiche. In questi due mesi ho viaggiato molto in Svizzera e in Europa e quello che ho imparato mi dà voglia per continuare il mio lavoro con entusiasmo. Se tornassi indietro cosa cambierei? Comunicare subito era troppo scontato e facile, non avevo niente da nascondere, potevo farlo ma fare un’analisi subito dopo sarebbe stato sbagliato. Alcune decisioni però avrei potuto prenderle in modo diverso ma non ho la controprova che sarebbe andata meglio".
Infine, non poteva mancare un accenno al caso-Behrami: "Con Valon? Adesso è importante per entrambi concentrarsi su ciò che ognuno sta facendo, io con la Nazionale e lui con l’Udinese. Per rinnovare il contatto ci vuole un po’ di tempo perché Valon ha chiuso la porta in questo modo, ha capito male ma ha anche reagito male, ma sarò pronto ad incontrarlo e a parlare con lui con grande piacere".
"Abbiamo imparato che anche quando pensi di essere sulla strada giusta non devi sottovalutare le situazioni, l’aquila per me era un gesto simpatico non avevo percepito che questo gesto aveva suscitato così tanto malumore, in Russia non l’avevamo percepito in modo così grave - ha invece affermato il delegato Claudio Sulser - Dobbiamo considerare non solo quello che succede dove siamo noi ma anche quello che succede qui. Dovremo migliorare la comunicazione con voi, che siete comunque chi si rivolge al pubblico e che può influenzarne l’opinione. Molte situazioni non avevano a che fare col calcio, ma vorremmo chiudere questo capitolo che lascia dei segni. Noi speriamo sempre che la gente capisca che la nazionale appartiene al popolo svizzero, serve per unirlo e se alcune situazioni portano nella direzione opposta, ci fa male".
Intanto, per la partita di sabato a San Gallo contro l’Islanda sono stati venduti già 13'500 biglietti: ne restano ancora circa 2’500.
Sere
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