
In Francia qualcuno lo ha definito un discepolo di Mourinho, un po’ per le origini portoghesi, un po’ per il modo di concepire il calcio. Di strada, però, Antonio Tavares ne ha davanti a sé prima di potersi accostare al tecnico del Real Madrid, ma l’ex allenatore dell’Issy non vuole nemmeno essere paragonato allo Special One…
“Fa parte del lavoro di voi giornalisti, associare, affiancare, paragonare personaggi e idee. Sono semplicemente un allenatore molto umile, che lavora molto. Certo sono anche molto ambizioso. So d'altra parte benissimo che l'ambizione personale viene sempre dopo quella di un club, di una squadra. Il mio obiettivo, anche qui a Bellinzona, è quello di cercare di fare il meglio per far progredire il club. In questo modo anche io riuscirei a crescere ed a migliorare. Io sono Antonio Tavares e non José Mourinho. Lo rispetto molto, è un grandissimo allenatore, ma io sono Antonio Tavares.”
Allora a chi si ispira Antonio Tavares?“Diciamo che seguo la metodologia d’allenamento di Vitor Frade responsabile della formazione dell’FC Porto. Anche Mourinho proviene da questa scuola. Ho lavorato molto su questa metodologia, che trovo molto precisa e molto interessante. Poi provo a metterci del mio, cogliendo anche altri insegnamenti: ora sono a Bellinzona con un allenatore di grande esperienza e spero di imparare molto e di dare anche il mio contributo.”
Nella sua carriera dal calciatore ha vissuto due esperienze singolari: ha giocato per la Nazionale mauritana e nel Marsala, squadra di serie C italiana, assieme ad un certo Patrice Evra…“Sono state due grandi esperienze di vita. Ero giovane quando sono stato a giocare in Sicilia. Ho scoperto un calcio e una mentalità diversa da quella francese ed è stata sia sportivamente sia umanamente un’esperienza che mi ha arricchito notevolmente. Per quanto riguarda la Nazionale mauritana la storia è semplice da raccontare: all’epoca il mio allenatore, Noel Tosi, guidava anche la selezione africana. Una selezione molto povera calcisticamente parlando, non vinceva una partita da qualcosa come 8 anni. Così Tosi volle mobilitare diversi giocatori di Ligue 1 e 2 per comporre una selezione più forte e mi propose di far parte di questo progetto. Un progetto anche umano ed infatti giocare e viaggiare per tutta l’Africa è stato indimenticabile."
Patrice Evra, se lo sarebbe immaginato dal Marsala al Manchester United?"Era difficile dirlo, perché all’epoca era molto giovane, aveva 18 anni, il più giovane della squadra. Con lui ho condiviso l’appartamento per qualche giorno e posso dire che era molto forte a livello mentale. Grazie a questa forza è riuscito ad arrivare fin dove è arrivato."
Calcio, ma non solo nella sua vita. Lei è laureato anche in filosofia.“Spesso mi hanno chiesto se la filosofia può portare qualcosa al calcio. Ebbene, io credo che il calcio basti a sé stesso. La filosofia serve piuttosto all’uomo, permette di coltivare uno spirito critico e di non soffermarsi su nessuna certezza. È in questo senso che la filosofia può aiutarmi.”
Ultima domanda, la Francia agli Europei?"Come tutti sappiamo la Francia ha attraversato un periodo difficile. L’ultimo Mondiale è stato un vero fiasco, ma da quel torneo è cambiato molto: c’è un clima piu positivo e una volontà comune tra i giocatori. Prima, non era cosi. È una Francia di qualità con un allenatore che ha una visione di calcio diversa rispetto al recente passato. Manca forse ancora un po’ di esperienza, ma secondo me è una squadra che può arrivare anche in semifinale."
paolo laurenti
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