
"Penso che in questo momento ci siano cose più importanti del calcio, c'è gente che ha bisogno più di noi calciatori dei tamponi."
Ieri sera a "Fuorigioco @ home" (clicca qui per rivedere la puntata in cui è intervenuto anche Oliver Neuville) ha parlato Jonathan Sabbatini. Il capitano bianconero con la solita sensibilità e grande schiettezza ha analizzato il momento complicato che sta attanagliando la nostra società e di riflesso anche il calcio.
La SFL, con il suo protocollo di ripresa, ha messo nero su bianco le tappe che potrebbero riportare in campo le nostre squadre. Un percorso irto di difficoltà e che prevede misure preventive strettissime e frequenti test per i giocatori.
Sabbatini però ha una sua idea, molto chiara, e non teme a esporla...
"Secondo me non si dovrebbe giocare. Non siamo in condizione per farlo. Io, mentalemente, posso essere tranquillo ma magari qualche compagno no. Non è il momento adatto per tornare in campo. Non da ultimo non vogliamo mettere a rischio le nostre famiglie. Capisco che le tv facciano pressione ma bisogna pensare al futuro dei club. Io ho accettato il lavoro ridotto e l'abbassamento di stipendio ma se lunedì dovessimo tornare ad allenarci, la società dovrà tornare a pagarmi al 100%. Senza pubblico e senza tante entrare per le casse del Lugano sarebbe durissima. Dobbiamo essere onesti, se tiriamo le somme, questo non è il momento giusto per giocare."
Sabbatini prosegue, e chiarisce il suo pensiero...
"Sinceramente, se dovessi andare in campo domani, non sarei tranquillo. Io amo il calcio ed è il mio lavoro ma oggi non siamo messi nelle condizioni migliori per svolgere questa attività."
C'è poi un altro rammarico, quello di non essere mai stati coinvolti nel processo decisionale...
"Nessuno ci ha chiesto niente, siamo i protagonisti ma nessuno dalla lega ha ascoltato la nostra opinione.Dodici anni fa ho vissuto sulla mia pelle l'influenza H1N1, persi in poco tempo 5 o 6 chili e vi garantisco che se non fossi stato uno sportivo in piena salute, sicuramente oggi non sarei qui a raccontarvi la storia. Lo ripeto: il calcio mi manca da morire ma oggi non posso andare in campo e giocare tranquillo."
Lo spauracchio è però che succeda quanto ventilato dal CEO della lega di hockey Denis Vaucher: una stagione, la prossima, interamente cancellata..,
"A Lugano, lo sapete, non girano grandissimi stipendi. Personalmente non mi potrei permettere di stare un anno senza giocare. Ho preso degli impegni economici. Ho già trovato un accordo per acquistare una casa in Ticino. Se dovessero esserci difficoltà persistenti per me sarebbe un grave problema. Lo stesso varrebbe per tanti miei compagni."
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