
Il campionato EBEL, basato principalmente in Austria ma con squadre provenienti anche da Italia, Cechia e Ungheria, è stato il primo ad alzare bandiera bianca. Niente playoff e titolo non assegnato. Troppi i timori generati dal diffondersi del Coronavirus. A poche ore da questa drastica decisione abbiamo raggiunto Greg Ireland, ex coach del Lugano, e attualmente alla guida del Bolzano, la squadra più in forma del momento e serissima candidata alla vittoria della EBEL.
Greg Ireland, la EBEL ha deciso di annullare i playoff e mettere la parola fine su questa stagione. Una decisione sicuramente sofferta che sente di condividere?“Non ho abbastanza conoscenze per rispondere, mi devo fidare di chi ne sa di più. Leggo tante cose, spesso contrastanti. So che questo virus è molto contagioso e se i governi prendono queste decisioni devo rispettarle. Personalmente non sono preoccupato, mi sento in forma. So quali sono le indicazioni per non ammalarsi e le seguo. Chi è malato deve stare a casa, questo è scontato. A Bolzano la gente sembra tranquilla, i casi sono ancora pochi. Mi sono accorto che qualche ristorante inizia a chiudere. Credo che la gente sia cosciente di quello che sta succedendo”.
A poche ore da questa decisione drastica, che sensazioni prova?“Sono triste, provo emozioni contrastanti. Da una parte sono dispiaciuto per la società e la proprietà. Dall’altra parte sono felice di essere stato qui, siamo riusciti a costruire un gruppo solido, siamo diventati una squadra temibile. Ho conosciuto un buon campionato, con giocatori di livello e allenatori preparati. Dopo che ho deciso di non tornare a Lugano l’anno scorso Bolzano mi ha dato l’occasione di tornare a gestire un club e per questo sono grato”.
Dal suo arrivo in Trentino la squadra ha fatto un salto di qualità impressionante, chiudendo la fase intermedia al primo posto, scavalcando club più attrezzati come Vienna e Salisburgo. Qual è stato il segreto?“C’è un grande gruppo. Non eravamo la squadra più talentuosa della lega ma avevamo grande carattere. Siamo stati capaci di cavare il meglio da ognuno. Il sistema veloce e offensivo che abbiamo portato ha funzionato. A proposito, lasciatemi dire una cosa: qualcuno ha detto, all’inizio di questa stagione, che a Lugano si voleva portare un hockey rapido e aggressivo. Vorrei ricordare a chi lo ha detto che il mio Lugano era la squadra che segnava più del campionato. Non si può giocare un hockey più veloce di quello”.
Questa stagione si è chiusa anzitempo. Per la prossima cosa bolle in pentola?“Sono stato contattato da alcune squadre, non ho nessuna garanzia di cosa succederà. Con Bolzano ho però avuto ancora l’occasione di dimostrare cosa posso dare come allenatore. Adesso aspetto e vedo chi vorrà parlare con me”.
Inutile negare che a Lugano e in Svizzera lei si sia trovato molto bene...“L’anno scorso, quando Habisreutinger mi ha offerto un rinnovo annuale con il Lugano, ho pensato che fosse il momento di cambiare. Con tutta l’organizzazione sono però rimasto in ottimi rapporti. Per dire, oggi pomeriggio Roland ha voluto chiamarmi per sapere come andavano le cose qui. Certamente amo la Svizzera, conosco i giocatori e la lega. Per me ciò che conta è lavorare in sintonia con il direttore sportivo per avere un’unica linea comune di pensiero e azioni”.
A proposito di Svizzera... Si va verso un inizio di playoff a porte chiuse. Lei cosa ne pensa?“Ho visto l’ultimo Lugano–Ambrì e devo dire che mi ha fatto male al cuore vedere un derby in un ambiente così. Da parte mia, come coach, proverei a portare lo stesso le emozioni dei tifosi in pista. Ho visto stadi in cui hanno messo artificialmente i rumori e i cori del pubblico. Si potrebbe anche immaginare di mettere degli striscioni o delle sagome in tribuna. Tenterei in ogni modo a cambiare l’atmosfera in pista. È difficile farlo, è una grande sfida creare passione e intensità senza i tifosi. Tra giocatori e pubblico, soprattutto in questa fase del campionato, si crea una relazione simbiotica. L’esempio è proprio il derby: il pubblico riesce a innalzare il livello che i giocatori riescono a mettere sul ghiaccio”.
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