
Una stagione cominciata malissimo è tornata a sorridere al Lugano: per la gioia dei tifosi, della squadra e del... presidente Vicky Mantegazza. Ospite questa sera negli studi di Melide, nel corso di "Fuorigioco" il numero uno del club bianconero ha parlato a 360° della sua squadra, rivitalizzata dalla cura Shedden. Lo ha fatto con schiettezza, com'è nel suo carattere.
Pronti via e subito un argomento caldo: la separazione da Fischer.
"È stata molto sofferta. C'era grandissima fiducia in lui e nel progetto, che comunque va avanti. Con Fischi, inoltre, ho un rapporto di amicizia e non nascondo quindi che doverlo allontanare dal Lugano mi abbia fatto doppiamente male. Ma per il bene del club, che per me è primario, non potevo fare altrimenti".
Il tempo poi lenisce le ferite, anche se non completamente.
"Diciamo che, dopo un mese e mezzo, la pillola è stata ormai digerita, anche se la tristezza comunque rimane. Volevamo andare avanti con lui a lungo, ma quel che abbiamo deciso un mese e mezzo fa andava fatto. I risultati sono lì a confermarlo. Finché c'era almeno il gioco continuavo ad aver fiducia in Fischi, quando è cominciato a mancare anche quello, beh noi dirigenti abbiamo dovuto metterci attorno a un tavolo e discutere... Del Lugano della stagione precedente ormai non c'era più neanche l'ombra e non so perché. Me lo chiedo sempre".
Fischer però era sorpreso dell'esonero.
"Aveva una squadra di valore ma ultima in classifica: non c'era molto di cui stupirsi...".
Ma ha pagato gli attriti coi senatori?
"Lo smentisco categoricamente e anzi mi arrabbio quando sento parlare di squadra contro Fischer e di giocatori viziati! Erano i primi a soffrire quando la squadra era ultima".
Con Brunner però c'erano stati problemi...
"Se fosse così, perché avrebbe risposto alla convocazione della Nazionale svizzera diretta da Fischer?".
Ora alla transenna c'è Doug Shedden, che tipo di allenatore è?
"In alcuni momenti anche spiritoso, ma quando c'è da parlare seriamente è il primo a farlo".
Ma il suo rinnovo?
"Prima della stagione avevamo prolungato con Fischer per avere più tranquillità, stavolta però non faremo ancora il gioco dei media che ci incalzano. Abbiamo imparato la lezione".
Dai coach ai derby: ce ne saranno presto due ravvicinati. Un bene o un male?
"Sinceramente non mi va. Una volta Lugano e Ambrì ne giocavano solo due all'anno e già un mese prima si cominciava a parlarne. Così, invece, questo tipo di partite perde la sua magia. Su questa sfida vorrei anche aggiungere che un campionato senza il derby tra noi e i biancoblù sarebbe inimmaginabile, almeno per me".
Ma stavolta se lo perderà.
"Già, non mi era mai capitato. Ma dopo la Spengler mi prenderò una vacanza, quindi lo vedrò solo in televisione".
A proposito della competizione di Davos, quale sarà il vostro obbiettivo?
"Giocheremo per vincere, ma la nostra priorità è il campionato. Superare almeno i quarti di finale, ormai, è una mia personalissima sfida...".
Il presidente ha pure speso parole di elogio per il direttore Roland Habisreutinger ("davvero importante per la nostra socierà"), Sannitz, Hirschi e Vauclair ("ha ormai la maglia... tatuata"), Merzlikins ("è cresciuto anche come persona e non solo come giocatore") e Sartori ("stimiamo Kienzle, ma non rinnoveremo proprio per puntare sui nostri giovani").
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