
9 punti, la somma di 6 reti e 3 assist in 7 partite di playoff. Numeri da condottiero.
Il Tony Mårtensson in versione playoff ci spinge ad una riflessione, a un mea culpa che non ci vergogniamo di dover celebrare.
Il suo stile è a oggi unico, prepotente, talora spietato. Segna reti pesanti, comanda magistralmente il duo Klasen/Brunner chiudendo di fatto la porta a un rientro in prima linea di Fredrik Pettersson.
Anche ieri a Le Vernets Mårtensson ha risollevato la squadra quando sotto di 2 reti sembrava cedere il ghiaccio al Ginevra.
Forse non vale un pattino di Petteri Nummelin o di Ville Peltonen, ma dopo il terremoto di fine regular season generato dal guascone Maxim Lapierre, Mårtensson ha saputo prendere in mano le redini di una squadra dal potenziale enorme che ad oggi ancora nessuno aveva però saputo far esprimere al meglio.
Mårtensson è uscito dal suo guscio, dovuto anche per sua ammissione a motivi familiari, nel momento più importante della stagione, la fossa dei leoni dei playoff terreno per gladiatori come lui, un giocatore capace in carriera di vincere per 2 volte la KHL, e di vedersi premiato quale straniero che realizzò più punti (stagione 2011/12 ndr).
Scriviamolo ancora pertanto; Mea culpa. Di conseguenza, come suggerivamo un taglio alcuni mesi fa del centro svedese, a oggi chiediamo di dimenticare quella clausola che permetterebbe al Lugano di liberarsi di Mårtensson a fine campionato.
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