
Chiedere scusa, ammettere la propria leggerezza (leggasi ignoranza, non essere a conoscenza di un fatto) non paga più. Gli sponsor scappano.
La Tag Heuer non rinnoverà il contratto, la Porsche si defilerà lasciandola cadere nell'oblio e la Nike, non venendo meno alla propria rigida imposizione del dopo Lance Armstrong, ha immediatamente sospeso Maria Sharapova.
Premettiamo che la Wada non è mai impeccabile nelle proprie decisioni, la lotta al doping ha diverse sfaccettature non tutte limpide, molte difficili da trattare. Ma su una cosa non si può discutere, l'agenzia spedisce regolarmente a ogni inizio di stagione l'elenco delle sostanze proibite e quello è molto chiaro.
Se poi Masha in prima persona, e il suo staff profumatamente salariato, non si sono accorti della presenza del meldonium nella lista nera, e ieri nella conferenza d'ammissione l'hanno trattato come integratore da utilizzare in caso di carenza di magnesio o di diabete ereditario, allora qualche sospetto in più nasce.
Il meldonium purtroppo è ben altro. E’ un anti-ischemico, un anti-coagulante, di conseguenza produce effetti nella vasodilatazione. Un principio attivo che per chi mastica qualcosa di doping, e antidoping, induce immediatamente al sospetto.
In questo troviamo una certa ingenuità in Maria e nel suo staff, non tanto nella leggerezza nel dichiarare di non aver letto l'elenco aggiornato al 1° gennaio 2016, ma nel trovare un alibi nell'utilizzo di un farmaco che abbassa i valori di emoglobina, tradotto in parole povere sfruttato farmacologicamente come coprente dell'eritropoietina (Epo).
L'antidoping nel tennis è ancora latente, vuoi perchè pesa troppo nei bilanci di un torneo, vuoi perchè i controlli a sorpresa, a differenza di altri sport, vengono rifiutati e messi in discussione con il tacito benestare delle federazioni. Quando però ci troviamo di fronte ai grandi tornei l'antidoping funziona, come ricorderà anche Petr Korda a Wimbledon nel 1998.
Adesso non basta mettere la Sharapova alla gogna, esporla al pubblico ludibrio, occorre una politica dell'antidoping limpida e trasparente che non si accontenti solo di qualche vittima illustre ma che faccia chiarezza anche a costo di perdere qualche sponsor e qualche soldo in più.
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