
L'ultimo campionato per l’HC Chiasso si è concluso con la tanto agognata salvezza, che permetterà al club del presidente Claudio Galfetti di ripartire la prossima stagione ancora in Seconda Lega. E a dirigere il team rossoblù sarà nuovamente l'italo-finlandese Marco Johan Allevato, classe 1969, da 11 anni in seno allo staff tecnico del club di confine ed ex portiere con un trascorso nel campionato cadetto finnico e nella Serie A italiana con le maglie del Como, del Varese del grande Jim Corsi, del Milan Hockey di Silvio Berlusconi, del Bolzano, del Feltre e del Chiavenna oltre a quella della Nazionale italiana Under 20."È stata una stagione molto difficile per noi" - esordisce Allevato - "con la salvezza che è giunta grazie ad un ripescaggio da parte della Lega favorito dalla rinuncia del Rapperswil/Jona. Proprio partendo da questa difficile esperienza, a cominciare dalla prossima stagione siamo intenzionati a disputare un campionato decisamente più tranquillo, conquistando al più presto possibile la salvezza. Poi, nell’arco di 4-5 stagioni, il nostro obbiettivo sarà quello di riconquistare la Prima Lega, partendo dai nostri giovani, tra i quali ci sono molti classe 2002".
Il Coronavirus sta imperversando anche sul mondo dell’hockey e così come per i campionati delle leghe superiori, la prossima stagione potrebbe anche iniziare a gennaio o addirittura neppure avere luogo. Voi come vi siete organizzati dinanzi a tutti questi interrogativi?"Attualmente, i nostri giocatori si allenano individualmente a casa, seguendo online il programma del nostro preparatore atletico Michele Foletti. Quindi, dall’11 maggio, seguendo le direttive di Berna, dovremmo poterci preparare a gruppetti a secco all’interno della nostra pista e nella sala fitness di Foletti a Coldrerio. Poi, sempre che la situazione sanitaria lo permetta, tra luglio e la seconda settimana di agosto vorremmo scendere sul ghiaccio: dapprima sul ghiaccio della Reseghina e su quello della Raiffeisen BiascArena prima di effettuare il nostro tradizionale campo estivo di Lenzerheide. Ma come detto, tutto dipenderà dall’evolversi della situazione sanitaria".
E a proposito della pandemia che sta paralizzando lo sport a tutti i livelli, quale è il tuo parere su un eventuale rinvio della National League ad inizio gennaio 2021, quando (forse) finalmente il pubblico potrà tornare su spalti e tribune delle piste?"Io parto dal principio che l’hockey su ghiaccio vive grazie al pubblico e di conseguenza, le partite a porte chiuse come quelle viste nelle ultime due giornate dell’ultima regular season vanno evitate, perché il nostro sport genera emozioni e vive proprio su di esse. E i giocatori sanno trasmetterle molto bene ai propri tifosi. Quindi, per il bene di tutti e anche delle finanze dei club e se le contingenze sanitarie lo richiederanno, meglio partire soltanto a gennaio, ma con il pubblico".
E a proposito di pubblico, quello ticinese ha trascorso un’ultimo inverno piuttosto difficile e movimentato."Sì, la stagione di Lugano e Ambrì-Piotta si è rivelata piuttosto complicata. I bianconeri, in palese difficoltà con l’innovativo - ma di difficile applicazione - hockey di Kapanen è riuscito a rimediare un’insperata qualificazione ai playoff con l’avvento di Pelletier. I biancoblù, invece, hanno pagato duramente i numerosi infortuni iniziati già in pre-season, a cominciare da quello molto pesante di Novotny. Sono convinto che senza tutti questi ferimenti, la squadra di Cereda avrebbe staccato tranquillamente un biglietto per i peraltro meritatissimi playoff".
E a proposito di National League, negli ultimi giorni si è parlato della possibilità di portare a 14 il numero delle squadre e di eventualmente chiudere la lega. Quale è il tuo pensiero al riguardo?"Personalmente sono d'accordo con un aumento a 14 club, ma decisamente contrario ad una lega chiusa, poiché ritengo che in Svizzera un massimo campionato senza relegazione penalizzarebbe ingiustamente le squadre di Swiss League, togliendo loro i grandi stimoli che una promozione infonde in giocatori, allenatori, dirigenti per non parlare dei tifosi. Di conseguenza, manterrei i playout, sostituendo però il mini-torneo intermedio con la vecchia formula, che nel primo turno prevedeva le sfide tra la quart’ultima e l’ultima e tra la terz’ultima e la penultima con le due perdenti a giocarsi la salvezza in altre sette partite e con la perdente opposta al campione della Swiss League".
Roberto Quadri
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