
Su quell’aereo, che domattina decollerà da Malpensa, Matias Malvino ci salirà. Il mistero si è dunque risolto. Lui e il Lugano si separano. Dopo una sola stagione e una promozione ottenuta. Il suo addio non è certo una sorpresa, anche se la sua ultima intervista in Ticino non può lasciare indifferenti. E forse spiega tante cose.
Matias, dunque lasci Lugano?
"Sì esatto, domattina ho l’aereo per Montevideo. Ho firmato con il Nacional".
Contento?
"Sì certo, perché questa è una bella occasione per la mia carriera e anche perché potró riabbracciare mia moglie e mio figlio, che tra l’altro è nato proprio a Lugano".
Non ti spiace lasciare la squadra bianconera, proprio adesso che avevate ottenuto la promozione?
"Un po' sì, è ovvio. Anche perché l’anno scorso abbiamo fatto una grande impresa. Mi mancheranno i compagni di squadra e i tifosi, ma sono felice di avere lasciato il Lugano in Super League. Per me questo è un motivo di orgoglio".
Per i tifosi del Lugano è peró un duro colpo.
"Mi spiace molto per tutta la gente che mi ha sostenuto durante questa stagione. Sono stati tutti eccezionali con me e porteró sempre questa cittá e la sua gente nel mio cuore. Grazie al loro appoggio sono sempre riuscito a dare il massimo in campo".
I giocatori sudamericani puntano a venire in Europa e invece Malvino fa il tragitto contrario. Non è strano?
"Sì può darsi, ma questa occasione, sotto tanti punti di vista, era davvero importante per me. Voglio dimostrare in Uruguay tutto quello che ho imparato a Lugano e poi chissá, tornare un giorno in Europa, magari proprio a Lugano".
Potrebbe essere un arrivederci?
"Perché no? Io sono molto legato a questa cittá. Avevo ricevuto due proposte da squadre svizzere ma ho detto di no. Se restavo qui, l’unica soluzione era Lugano. Questo é sempre stato chiaro nella mia testa".
Eri rimasto ormai l’unico uruguaiano in squadra. Questo ha influito sulla decisione?
"No, anche se all’inizio mi era parecchio spiaciuto per ragazzi come Cortelezzi e Melazzi che avevano contribuito alla promozione. Mi era sembrato ingiusto escluderli dal progetto. Poi ho saputo che a Chiasso si trovano molto bene e mi sono tranquillizzato. Alla fine la mia scelta non é dipesa da quello".
Per voi uruguaiani non è sempre stato facile essere in mezzo alla battaglia tra Renzetti e Bentancur, vero?
"Sì, è proprio cosí. Soprattutto per noi, giocatori di Pablo, sono stati momenti abbastanza duri. Per fortuna sono arrivati i risultati che nel calcio risolvono tutti i problemi. Certo che se avessimo perso chissá cosa sarebbe successo".
Di Renzetti cosa pensi?
"Che è un presidente che ha fatto tanto per il Lugano e che ci mette il cuore in quello che fa. Magari a volte è un po’ troppo tifoso e questo va a scapito della luciditá quando bisogna prendere delle decisioni, cosa senza dubbio non facile in un club di calcio. Ma credo che tutti i tifosi gli saranno sempre grati per quello che ha fatto".
Hai lavorato con Zeman tre settimane: che impressione ne hai ricavato?
"Si vede che è un allenatore che ha lavorato in grandi squadre e con dei campioni. Sa sicuramente il fatto suo. Ha accettato questa sfida e credo che alla fine la vincerá. È un grande professionista, non credo avrá problema a gestire questa situazione".
Della squadra cosa pensi? È pronta per la Super League?
"Credo che manchino ancora alcuni giocatori ma penso pure che questa squadra abbia dei valori importanti. Sono ottimista e spero davvero che riesca a restare in Super League".
A proposito di Super League: siete riusciti a ottenere la promozione nonostante si è saputo che il rapporto con Bordoli non era sempre stato idilliaco.
"È vero, ci sono stati dei problemi, ma non mi piace parlarne con la stampa. Io e Livio ci siamo sempre guardati in faccia e parlati a viso aperto. Credo che i problemi si risolvano cosí. Per questo siamo riusciti a mantenere comunque un buon rapporto e ottenere un risultato storico per questo club".
Ora possiamo dire, per concludere, che con il Lugano avevate raggiunto un accordo per la rescissione del contratto al 30 giugno e che dunque tu sapevi che non saresti rimasto?
"Sì, adesso possiamo anche dirlo. Con il presidente Renzetti avevamo deciso per la rescissione del contratto. Eravamo tutti d’accordo che io potessi partire. Era un segreto che mi tenevo dentro e che non è stato facile gestire. Poi ho sbagliato rilasciando un’intervista in Uruguay che ha suscitato un gran polverone. Adesso che peró è tutto chiaro mi sento sollevato".
Hasta luego Matias.
Luca Sciarini
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