
Era il 29 agosto scorso e nel giorno della presentazione ai media Paolo Duca tracciava la rotta per questo nuovo Ambrì.Salvezza, pazienza e lavoro.
Lo sapeva già il direttore sportivo che i miracoli non sono di questo pianeta, lo sapeva già che sarebbe stata una stagione di sofferenza, lo sapeva già che prima o poi si sarebbe arrivati a questo momento.
Il momento in cui l’Ambrì deve fare i conti con sé stesso.
Il sogno play off, coltivato con caparbietà per due mesi e mezzo, è svanito. 14 sono le lunghezze dall’ottavo posto.Tante, troppe, non val più la pena neppure pensarci.
Adesso resta un terzo di regular season da giocare e onorare.Sarebbe bello oggi dire che l’Ambrì nel mirino deve mettere il decimo posto, quello che al tirar delle somme non costringerebbe i leventinesi a giocare la finale dei play out. Ma anche per centrare questo traguardo ci vorrebbe un intervento divino.
E allora? Cosa fare adesso?
Non pensare più ai punti in classifica (anche perché sapere che l’Ambrì dell’anno scorso ne aveva in questo momento uno in più non farebbe bene al morale), non pensare più alla posizione, non pensare a nulla.Giocare, allenarsi, giocare, allenarsi, e ancora giocare e allenarsi.
In questo senso l’Ambrì ha un grosso vantaggio. Ha dalla sua Luca Cereda.Un martello, uno che non molla mai. Uno che sa come gestire queste situazioni (le cinque sconfitte di fila subite gli devono sembrare poca cosa rispetto alla serie infinita patita l’anno scorso con i Rockets).
La chiave di volta è però nella testa dei giocatori. Tocca a loro scendere sul ghiaccio, tocca a loro non iniziare minimamente a dubitare sulla correttezza della strada segnata dall’allenatore e più in generale dal club.
L’Ambrì può vivere un finale di stagione decisamente più sereno rispetto a quello di aprile. Le basi però le deve mettere ora, oggi e non domani.
Solo così il processo di cambiamento voluto da Lombardi, Duca e Cereda potrà proseguire e portare i suoi frutti.
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