
Stagione 2007-08, quella maledetta della retrocessione, iniziata con il pittoresco vallesano Zermatten in panchina. In quel Chiasso, poi passato nelle mani di Ponte, si mise in mostra un marocchino talentuoso ma dal carattere imprevedibile ed scostante.
Il suo nome: Mouchine Iajour.
Allora aveva 23 anni e in coppia con il brasiliano (leggermente in sovrappeso) Aloisio, oggi al San Paolo, faceva impazzire le difese dell’allora Serie B.
Per lui in maglia rossoblù 17 presenze e 8 reti, non abbastanza per salvare la squadra in quell’anno capeggiata da Marco Grassi.
Da tre stagioni, dopo un paio di annate passate in Belgio, Iajour è tornato a casa sua, dove gioca per il suo club di formazione, il Raja Casablanca.
E proprio con i biancoverdi l’attaccante ha raggiunto ieri la finale del mondiale per club, sconfiggendo l’Atletico Mineiro per 3 a 1.
L’ex rossoblù ha giocato un ruolo da protagonista nel match contro la squadra di Ronaldinho: ha realizzato la prima rete e si è guadagnato il rigore che ha poi permesso ai marocchini di portarsi sul provvisorio 2 a 1.
Ma sentiamo proprio da mister Raimondo Ponte che ricordo ha dell’attaccante marocchino...
“Aveva tanta qualità, era rapido ma gli ‘mancava’ la testa. A Chiasso non era tranquillo: non parlava la lingua, era solo. Dopo che ha lasciato la Svizzera è andato in Belgio e ha fatto bene. Se non avesse avuto tutte queste difficoltà sarebbe diventato un giocatore di qualità anche in Svizzera. Certo che poi aspettarsi che potesse arrivare a questi livelli è tutta un’altra storia...”
Di lui ci si ricorda come di un giocatore scontroso che sovente alzava la voce con i compagni. Ponte però lo difende: “Venire dal Marocco non è semplice, aveva bisogno di più sostegno. Lui qui non era contento e se non sei contento dici cose che a mente più lucida non diresti.”
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