
Lui è un offensivista nato, che va... all'attacco anche dialetticamente: il tecnico del Lugano Zdenek Zeman non ha lesinato "punture" neanche nella sua ultima intervista, apparsa quest'oggi sul "Corriere dello Sport".
Il Maestro boemo racconta con entusiasmo la sua avventura ticinese e prosegue la crociata contro il doping lanciata nell'ormai lontano 1998, quando un giorno scoperchiò il vaso di Pandora dell'italico pallone con la celebre dichiarazione di denuncia "Il calcio deve uscire dalle farmacie".
Qui segue, riassunta in pillole, la chiacchierata del tecnico bianconero col quotidiano sportivo romano:
LUGANO BELLA
"L'Italia? Non mi manca. A Lugano la vita è migliore, e forse anche il calcio. C'è più tranquillità e meno tatticismo. In futuro però chissà, io alleno finché mi diverto e non dico mai di no ad opportunità che mi affascinano. Il calcio italiano è in crisi, non solo economica ma anche nel lavoro e nell'impegno e i grandi giocatori preferiscono altri campionati. La Bundesliga per me è meglio della Premier League".
IL PALLONE IN FARMACIA
"Il doping c'è ancora. Studi americani ne hanno rivelato un utilizzo nel 16% degli atleti. È tanto, troppo. Ci vuole cultura: vince chi è più bravo, non chi bara".
INTER SFIORATA E... FAVORITA
"In carriera fui vicino all'Inter. Oggi Mancini ha costruito una squadra con giocatori che mirano al risultato. È la più forte e per me è la favorita".
ROMA INDISCIPLINATA
"Il mio esonero? Chiedevo solo un'organizzazione dettagliata, ma i calciatori a Roma fanno quello che vogliono: ne avevo sempre dodici sul lettino e due bloccati sul Grande Raccordo".
"SÌ" ALLA JUVE, MA CON...
"Avrei voluto lavorare con Boniperti, lui ci capiva di calcio".
IL NAPOLI COME IL FOGGIA
"Sarri mi diverte perché gioca all'attacco e il mio 4-3-3 va ancora di moda".
PUPONE LASCIA, ANZI NO
"Totti? Se fossi in lui non continuerei ma se se la sente va bene così".
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