
Dopo alcuni mesi di inattività, Greg Ireland è tornato in panchina, più precisamente a Bolzano, dove allenerà la squadra sudtirolese che gioca nel campionato austriaco. L'ex allenatore del Lugano è stato messo sotto contratto per 6 mesi. Ai microfoni di Teleticino ha raccontato l'esperienza vissuta negli ultimi mesi.
"Da troppo tempo non allenavo, è un cosa che hai nel sangue. Come un giocatore vuole giocare, io volevo allenare" racconta il 54enne di origine canadese. Trovare un nuovo impiego non è stato immediato. "Mi sono guardato in giro in Europa e Nord America, ma in estate non avevo molte opportunità. Nel frattempo ho fatto dei corsi all’Università. Poi a novembre ho deciso che era il momento di trovare un nuovo lavoro. Quando è arrivato Bolzano, ho deciso che era il momento giusto. In tutti i lavori se stai a casa esci da giro, nessuno si ricorda di te e di quello che hai fatto. Se lavori puoi invece mostrare a tutti chi sei o cosa sei capace di fare. Negli ultimi 6 giorni ho ricevuto molti messaggi e chiamate da persone attive nell’hockey. Posso mostrare quello di cui sono capace e poi pensare alla prossima stagione dato che qui ho firmato solo sino alla fine del campionato".
Ireland ripercorre poi i momenti passati con il Lugano: "Se mi guardo indietro penso che i risultati che abbiamo ottenuto a Lugano sono in generale sottovalutati. Sprattutto nella svizzera tedesca non abbiamo ricevuto abbastanza rispetto. Siamo stati in grado di unire un gruppo e dargli un’identità. Sono fiero di quanto fatto, Lugano ha un posto speciale nel mio cuore".
Ha sperato di ritornare dopo il licenziamento di Kapanen? "A Lugano sono stato due volte, non sono mai stato licenziato. L’anno scorso ho rifiutato di firmare il rinnovo. Tornare adesso sarebbe però stato troppo presto" risponde Ireland, sottolineando che lavorare a Lugano è bello, ma non sempre facile. "Sono orgoglioso di esserci stato per quasi tre anni. C'è brava gente a gestire il club e con loro sono rimasto in buoni rapporti. La verità però è che Lugano è come una pentola bollente. C’è tantissima passione: quando vinci sei bravissimo, quando perdi sei un brocco. Ci sono mille emozioni. Serve esperienza per allenare il Lugano e per far mantenere l’equilibrio a tutto l’ambiente. Penso che Sami sia arrivato da una realtà molto più tranquilla con meno pressioni. È molto diverso lavorare in queste condizioni. Sicuramente gli è servito per aprire gli occhi".
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