
L’inno ufficiale della Nazione del calcio “Ole Ole”, firmato da DJ Antoine, non è decisamente piaciuto a tutti. Vuoi perché non parla di calcio, vuoi perché parla piuttosto di party, alcool e sesso in varie sfaccettature, le reazioni sono state contrastanti.
L’Associazione Svizzera di Football (ASF) lo ha difeso respingendo le critiche alle allusioni sessuali e festaiole (vedi articoli suggeriti), ma quel che è certo è che il testo del famoso DJ è destinato e far discutere almeno fino in Russia.
“Se lo scopo dell’inno è quello di richiamare l’appuntamento mondiale della Svizzera, che è e deve essere una festa, allora va bene”, ha commentato a Ticinonews Pier Tami, ex tecnico dell’Under 21 e già assistente di Köbi Kuhn e Ottmar Hitzfeld. “È una canzone che se suonata nei capannoni o se viene passata prima delle partite della Nazionale ha il suo senso. In passato c sono state canzoni dedicate a questo appuntamento cantate da artisti che poco avevano a che vedere con il Mondiale ma che si sono rivelate molto orecchiabili e azzeccate”.
“Su qualità e testo, beh, ognuno ha i suoi gusti – ha concluso Tami – Tra qualche settimana ci avremo fatto l’abitudine”.
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