
L'infortunio di Lindsey Vonn sulla pista di Cortina continua a far discutere, specialmente dopo la rivelazione che l'atleta stesse gareggiando con il legamento crociato già rotto. Marco Marano, chirurgo ortopedico e direttore del centro Swiss Olympic presso l'Ars Medica di Gravesano, presente a queste Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 in seno all'équipe medica, ha analizzato sui social il caso sottolineando la psicologia unica dei fuoriclasse.
I punti chiave dell'analisi
L’incidente, innanzitutto. Dopo una rovinosa caduta, ricordiamo, Vonn è stata sottoposta a due interventi alla gamba sinistra per stabilizzare una frattura. D'accordo, ma aveva senso rischiare in questo modo, considerando appunto il problema, grave, al ginocchio? Gareggiare con un crociato rotto solo nove giorni prima non è stato, per Marano, un azzardo o una follia, bensì l'espressione della mentalità di una «numero uno». Secondo il medico, gli atleti vivono in tensione tra il privilegio della loro carriera e la «condanna» di dover sempre dimostrare il proprio valore. Chi riesce a bilanciare queste spinte raggiunge l'aura del campione. «I campioni non seguono la logica o strade convenzionali», spiega Marano. «Vonn voleva solo dimostrare di essere la migliore di sempre. Nel suo mondo, l’ipotesi di non farcela non era nemmeno contemplata». La storia della Vonn a Milano-Cortina resta dunque un manifesto di quello sport «infinito» che, superando il buon senso comune, si trasforma in insegnamento di vita.

