
Il Lugano è in ripresa: sono i numeri a dirlo. Tre vittorie consecutive. Mica male per una squadra che sembrava in crisi.
La rimonta, perché di questo si tratta, è stata ovviamente favorita dalle inopinate sconfitte del Wohlen e dai pareggi del Servette.
Ma nel calcio si sa, contano i numeri. E questi, almeno per ora, tornano a premiare i bianconeri.
Poi c’è tutto il resto, sintetizzabile nel gioco mostrato sul campo. Nella capacità, insomma, di esprimere nei 90 minuti un’apprezzabile idea di progetto calcistico.
E di questo si potrebbe parlare a lungo, anche perché è stato lo stesso allenatore bianconero Livio Bordoli, dopo la partita vinta (3-0) domenica contro il Winterthur, a parlare di “peggiore prestazione da quando sono tecnico del Lugano”.
Una brutta partita che, a volerla analizzare in maniera più dettagliata, non è però figlia del caso.
Forse è figlia soltanto del puzzle che Bordoli non ha ancora risolto e di una confusione che appare evidente.
1. È saltato all’occhio a tutti che il Lugano ha vinto e ha cambiato ritmo non solo grazie all’espulsione di un giocatore del Winterthur a fine primo tempo, ma anche grazie all’innesto degli uruguaiani Cesar e Melazzi (solo nel finale di Cortelezzi), che hanno regalato quel pizzico di fantasia che forse mancava.
2. Dopo aver provato in settimana anche il sistema con le due punti, Bordoli è tornato indietro schierando il solo Rossini di punta sostenuto (per modo di dire) da Lombardi, che ancora una volta ha fallito. L’ex Wil arrivava da due partite in panchina e probabilmente ci tornerà molto presto. Finora è la delusione più grande.
3. Pacarizi, che ultimamente sembrava ai margini del progetto, è invece stato schierato sorprendentemente titolare e anche lui, dopo 45 minuti orribili è tornato sotto la doccia.
4. Chi invece è sparito dai radar è Bottani (oltre a Guarino), che nelle prime tre partite aveva giocato titolare, dopo che a fine del girone di andata lo stesso tecnico aveva detto che il fantasista era adatto più che altro a cambiare le partite in corsa. Cosa sarà di Bottani da qui a fine stagione?
5. E Djuric? Comprato come solido centrale di difesa, è stato schierato ancora una volta terzino, in un sistema difensivo che non ha ancora trovato una sua certezza tattica.
Per fortuna che là dietro continua ad esserci il miglior portiere della categoria, quel Russo che non sbaglia mai una partita.
Oltre a quel pizzico di fortuna che deve accompagnare le grandi imprese e che in questo momento sembra tornata a baciare il Lugano.
Che Bordoli abbia in mano la squadra più forte è indubbio: basta vedere le ultime prestazioni di Wohlen e Servette per rendersi conto che i bianconeri non possono e non devono aver paura di questi due rivali.
A marzo inoltrato però ci si aspettava che l’allenatore fosse in grado di dare un’identità precisa a questa squadra. Cosa che finora non è ancora capitata.
La sensazione è che Bordoli ne abbia le capacità (il passato dimostra che sa lavorare bene), ma allora perché tutta questa fatica?
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