
Il presidente del Lugano, Silvio Laurenti, ci parla della regular season e della sfida contro il Berna nei quarti di finale dei playoff.Allora presidente, si passa o no? “E come faccio a dirlo? Non abbiamo ancora iniziato a giocare. Posso dire che l’ambiente è buono. E ci mancherebbe altro”. Certo questo Berna parte da strafavorito… “Si, il Lugano parte dall’ottavo posto della regular season. Il Berna è stato davanti tutta la stagione, è forte, aggressivo, ha una rosa completa e profonda ed è senza dubbio una delle squadre favorite per la vittoria finale. Con Huras hanno in panchina un coach con la mentalità vincente, che cercherà di fare in modo che quei giocatori che l’anno scorso sono usciti nei quarti di finale vadano sul ghiaccio con un’altra testa. Ma si parte dallo zero a zero e il Lugano è motivato. Non partiamo sconfitti: ce la giochiamo”. Chi è più in forma nel Lugano? “Difficile da dire. Ma chi ha giocato alle Olimpiadi è in grande forma. In attacco direi Lemm, in difesa Vauclair”. Philippe Bozon cos’ha portato? “Sta dando molto: stabilità, credibilità, sta insistendo sul collettivo e sulla responsabilizzazione. E sta lavorando bene”. Con il sostegno di Roland Habisreutinger… “Il DS ha messo in atto quello che pensava fosse giusto. Col sostegno e la fiducia del CdA”. E il pubblico come risponde? Che aria tira tra i tifosi? “La prevendita per i playoff è buona. I tifosi si aspettavano qualcosa di più dalla regular season: alla fine siamo arrivati ai playoff senza gloria, ma siamo dentro. E ora mi auguro che riusciremo ad accontentarli con delle buone gare”. Col Berna saranno importanti i dettagli. E ci vorrà anche un po’ di fortuna. Si lascerà crescere anche lei la barba come fanno i giocatori, scaramanticamente?“No, mai. E poi quei tempi sono passati: quando ero giovane ero più scaramantico, ora invece prendo le cose come vengono. Ma ho parlato con i giocatori e sono convinto che risponderanno bene. Poi sarà solo il campo a dire se questa mia sensazione era quella giusta”. Hnat Domenichelli ha dichiarato che, visto come era messo il Lugano in novembre, è già bello essere nei playoff… “Quando ho alzato la voce negli spogliatoi si vedeva che le cose non andavano. Non c’era dialogo tra coach e giocatori. Non c’era rapporto. E così alla fine s’è dovuto prendere una decisione che non avrei mai voluto prendere. Ma anche i giocatori ci hanno messo del loro”. Che voto dà alla regular season del Lugano? “Quattro su sei: la sufficienza. Ma siamo passati per il buco della chiave, come si diceva una volta”. La sorpresa positiva della stagione? “Il top scorer, ma anche Domenichelli che ha giocato una regular season completa ed è arrivato a pochi punti da Robitaille. E tanti giocatori che ci hanno messo del loro per abnegazione ed intensità. In difesa vorrei citare Hirschi. E David Aebischer che dopo prima una fase altalenante ci ha dato sicurezza e ci ha portato a vincere diverse partite. Siamo anche riusciti ad inserire qualche giovane, che si è fatto conoscere. E questo è un buon segno”. L’aspetto negativo? “Il grosso problema è stato il gioco, che non c’è mai stato. Ed il secondo problema è stata la difesa, che ha incassato tantissime reti. Il compito del nuovo allenatore è stato proprio quello di mettere a posto il gioco difensivo, dando un assetto più stabile alla squadra. Certo, in corsa, non si possono fare miracoli”. E a volte lei quest’inverno s’è arrabbiato di brutto… “Sono molto competitivo: voglio sempre vincere. E questo mi porta ad essere un po’ irascibile. Sono fatto così e non si cambia certo a 65 anni. Se devo dire qualcosa
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