
Cinque mesi dopo la sua presentazione, oggi Lars Weibel ha nuovamente incontrato la stampa alla Gottardo Arena. Il direttore sportivo dell’Ambrì-Piotta, che entrerà ufficialmente in carica solo dal 1. luglio, ha accettato una sfida stimolante e complicata. Quale? Ticinonews lo ha chiesto direttamente a lui.
«Sono molto, molto orgoglioso di questa possibilità, credo che anche il timing sia giusto. Avrò modo di cambiare le cose anche qui, in Ticino, ad Ambri: il club mi ha dato questa responsabilità. So che al momento la vita non è facile, penso ai soldi e allo sviluppo della Lega. Dobbiamo lavorare e dobbiamo prendere un paio di decisioni molto, molto intelligenti per sviluppare, migliorare e cambiare un po' la nostra classifica».
A quali decisioni ti riferisci?
«Credo che dovremo decidere pure a livello di management, perché solo se c'è un gruppo forte extra ghiaccio puoi cambiare qualcosa sul ghiaccio. Ma bisogna essere sicuri che la filosofia sia quella giusta»-
Tapola doveva essere un traghettatore, venire per pochi mesi. In seguito vi ha convinti ed è uscito anche con messaggi forti. È la persona giusta?
«Sono molto sincero. Il mio obiettivo è stato sempre di avere un allenatore svizzero. Non era facile, però, anche perché ce ne sono pochi. Allora abbiamo parlato con Jussi: lo conosco dall'European Hockey Tour, so come lavorava con la Finlandia. E sapevo che ha tutto per far migliorare una squadra come la nostra. Quando ho capito che non sarei riuscito a trattenere quell'allenatore svizzero, che avrei voluto, ho parlato con lui e gli ho detto che, secondo me, stava facendo davvero un ottimo lavoro, già dalla fine della scorsa stagione. Gli ho detto che era l'allenatore che preferivo, perché chiede molto alle sue squadre e riesce a farle migliorare anche con poco. Un esempio? Ha tolto uno straniero e inserito un giovane forte. E abbiamo vinto. Tutti questi segnali mi hanno portato a credere che sia l'uomo giusto per noi, per la nostra strategia».
Anche perché avete mandato un messaggio chiaro alla squadra: chi resta e chi arriva sa che l'allenatore è lui e che la società è con lui. È il primo passo fondamentale.
«Secondo me sì. Devi essere sempre sincero e, quando hai preso una decisione, devi comunicarla bene. Anche con i giocatori siamo stati molto aperti e onesti: abbiamo subito detto loro cosa possono aspettarsi da noi per il futuro, ma abbiamo anche spiegato chiaramente cosa ci aspettiamo da loro per produrre sul ghiaccio l'hockey che vogliamo».
Hai parlato con Pestoni? È un giocatore speciale per l'Ambrì.
«Con tutti, anche con Inti. È un professionista, ha cuore, ha quel DNA biancoblù. Ma sa anche che, per giocare l'hockey che vogliamo noi, deve davvero adattare il suo gioco e la sua condizione fisica. Gli abbiamo detto cosa deve cambiare per essere pronto ad agosto. E lui lo sa. Questo vale non solo per lui , ma per tutti i giocatori, allo stesso modo: se non usi lo stesso metro per tutti, non riesci nemmeno a creare l'ambiente giusto».
Hai parlato di giovani e l'hai dimostrato con i primi acquisti e le prime conferme. Sarà un Ambrì giovane, un Ambrì «Swiss made»?
«Sì. Credo che siamo una squadra un po' più grande e anche un po' più forte, ma nel contempo leggermente più giovane. Non si può cambiare tutto subito, ma andiamo nella direzione giusta. Siamo convinti di questa strategia e, come ho detto, ogni decisione che prendiamo deve rientrare nella nostra filosofia. Solo dopo decidiamo».

