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L'arrivederci di Maccoppi il "rumeno"
L'arrivederci di Maccoppi il "rumeno"
L'arrivederci di Maccoppi il "rumeno"
Redazione
11 anni fa
Sabato debutta in B col suo Ceahlaul, ma spera di tornare in Svizzera "dove prima di Natale mi ha cercato il..."

"C'è un italiano in Romania". No non è una barzelletta, ma ormai quasi una moda calcistica. Il precursore fu Walter Zenga, poi è toccato ad altri tecnici della vicina repubblica tra i quali Andrea Mandorlini, Maurizio Trombetta, Cristiano Bergodi, Niccolò Napoli e... Stefano Maccoppi. Già, proprio l'ex allenatore di Bellinzona, Chaux-de-Fons, Yverdon e Locarno.

Sabato il suo Ceahlaul - ultimo nella classifica della serie B rumena - affronterà il Calarasi in quella che sarà la prima gara ufficiale del 2016. "La capolista sul suo campo: sono fortunato... (ride). Dobbiamo qualificarci per i playout e quindi agguantare almeno la penultima piazza della graduatoria. Ricominciamo da metà girone di ritorno e disputeremo di conseguenza solo 8 partite di campionato prima degli spareggi".

Come mai proprio la Romania, Mister?

"Avevo dei contatti con alcuni manager che operano qui e, dal momento che il mestiere del tecnico oggi è cosmopolita mi sono gettato con piacere in questa avventura".

Sul web circolano però informazioni un po' imbarazzanti sulla società presieduta dall'italiano Angelo Massoni. 

"Non sono veritiere, nel senso che non c'è niente di particolare. Il club è sotto tutela del tribunale per via di un debito lasciato dalla proprietà precedente e Massoni - un avvocato che è stato anche in Inghilterra e Scozia - ha ottenuto una dilazione per estinguerlo. Così non c'è nessun problema nel versamento degli stipendi".

Che opinione si è fatto del calcio rumeno? La categoria dove allena ora assomiglia a...?

"La paragonerei a una Challenge League e a una Serie B italiana, che io metto ormai sullo stesso piano. Anzi, a proposito ci tengo a sottolineare che nella Svizzera del pallone sono cresciuto molto come tecnico. Il Maccoppi attuale è davvero molto diverso da quello che sbarcò a Bellinzona nel 2005. Allora provenivo da un calcio fin troppo tattico e tra Ticino e Romandia ho arricchito il ventaglio delle mie metodologie di allenamento".

Prima dell'avventura rumena, in Svizzera non l'aveva chiamata nessuno?

"Un contatto c'è stato, ma poi non se n'è fatto nulla. Mi sono infatti incontrato col direttore sportivo del Winterthur prima di Natale".

Vorrebbe allenare ancora in Ticino o oltre Gottardo?

"Mi piacerebbe molto. Spero che questa mia esperienza al Ceahlaul sia solo un arrivederci".

Lei inoltre è sempre informatissimo sul calcio ticinese e rossocrociato.

"Come no, so che il Losanna è in vetta alla Challenge League davanti al Wil e che dopo l'ultimo turno di campionato lo Sciaffusa è ultimo. Ma mi interesso anche della Super e ho visto che il Lugano di Zeman ha appena pareggiato per 0-0 con lo Zurigo".

Per il Chiasso, poi, nutre addirittura un affetto speciale.

"Beh, ci gioca mio figlio Andrea... Che sofferenza domenica contro il Wohlen: non finiva mai! Ho trepidato davanti al PC, su Internet".

CaSco

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