
L’Ambrì, senza di lui, è sicuramente migliorato. Lo dicono i numeri, lo dice la classifica. Da sempre unico giudice inappellabile. Ma Benoit Laporte, che due anni fa sembrava dover iniziare un nuovo progetto alla transenna dell’Ambrì, non è uno che si abbatte facilmente. Dopo un paio di mesi di pausa, sfruttati per una necessaria operazione a una spalla, ha trasferito armi e bagagli ad Amburgo e ha tentato l’avventura nel campionato tedesco (DEL). L’obiettivo è quello di portare la squadra nei playoff: per ora è ultimo (14.) ma a soli tre punti dal 10. posto, utile per accedere appunto ai playoff. L’Ambrì comunque gli è rimasto nel cuore: anche se è finita male, Laporte non ha comunque risentimenti particolari per l’ambiente leventinese. “Per me allenare l’Ambrì era sempre stato un sogno. Mi spiace tantissimo che sia andata male, ma io resterò sempre un tifoso dell’Ambrì. Penso di essermi lasciato bene con tutti, mi sono sempre comportato in maniera onesta”. Eppure qualche tifoso l’aveva contestata in maniera piuttosto forte, vero? “Beh, quello che era successo alla Valascia (lancio della valigia, ndr) lo posso capire e accettare senza problemi. Mi ha dato invece fastidio ciò che è capitato a casa mia. Ma ormai è acqua passata”. Con la dirigenza come vi siete lasciati? “Direi molto bene. Io capisco il presidente e le sue scelte. Sono il primo ad essere dispiaciuto che i risultati non siano arrivati”. Ma Lei dove ha sbagliato? “Penso di aver fatto sostanzialmente un grave errore. Ho lavorato troppo in profondità, cercando di cambiare tutto dalla base, perdendo un po’ di vista i risultati immediati. Che invece sono importanti per la società, i tifosi e gli sponsor. Era un lavoro che avrebbe dovuto dare dei frutti a lungo termine”. Altri errori? “Forse sono stato troppo duro con alcuni giocatori che non hanno digerito il mio metodo di lavoro. Penso di averli messi un po’ troppo sotto pressione”. Ha visto gli ultimi risultati dell’Ambrì? “Sì, li ho visti e sono molto contento che la squadra vada bene. Ho guardato le statistiche e molti giocatori sono sensibilmente migliorati: sono contento per loro. Credo che molto sia anche merito dell’allenatore che sta svolgendo un buon lavoro”. Di Constantine cosa sa? “Mi hanno detto che è uno che lavora molto con il video: io avevo un altro metodo, puntavo di più sull’atteggiamento dei giocatori. E con il senno di poi ho ovviamente sbagliato”. Adesso si trova ad Amburgo alla guida dei Freezers: come vanno le cose? “La speranza è quella di accedere ai playoff. Purtroppo abbiamo perso l’ultima partita e adesso siamo ultimi, ma la classifica è molto corta e non siamo ancora spacciati. Qui comunque esiste un programma a lungo termine e mi piacerebe rinnovare il contratto anche per la prossima stagione”. [email protected] (lo sport è su: www.fuorigioco.ch)
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