
«Non è tutto oro quello che luccica. Alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina che stanno dando tante soddisfazioni in termini di vittorie, c'è l'altra faccia della medaglia, fatta di sfruttamento, precarietà e salari da fame». È quanto denuncia il sindacalista e senatore di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) Tino Magni. «L'ente organizzatore, e committente, è la Fondazione Milano-Cortina, mentre il lavoro, e i lavoratori, lo mettono le società private che hanno vinto gli appalti per la gestione dei servizi necessari alle Olimpiadi invernali, come la OneGroup Italy. Una catena di appalti e subappalti molto rischiosa». rileva Magni, che intende presentare un'interrogazione al ministro dello Sport Abodi e a quello del lavoro Calderone «per chiedere informazioni sul mancato rispetto degli impegni presi dalla Fondazione Milano-Cortina sulla sicurezza dei lavoratori e sulla catena di appalti che mette a rischio i loro diritti».
Cosa è emerso
«C'è chi ha un contratto a tempo determinato, chi il part-time, chi la partita Iva. Per tutti si parla di turni giornalieri di oltre 12 ore a 10 euro l'ora, 20 euro al giorno di diaria per 84 ore di lavoro settimanali, e pagamento dopo il termine della festa olimpica, non prima di maggio 2026», prosegue Magni. Inoltre «riposi settimanali e giorni di malattia non retribuiti, perché la paga è oraria, alloggi inadeguati e sovraffollati. Pochi giorni fa, nella notte del 9 febbraio scorso, come denuncia il sindacato Cgil di Milano in un esposto alla magistratura, due lavoratori si sono presentati al pronto soccorso di Livigno, riferendo di lavorare in condizioni difficili con impossibilità di riscaldamento durante l'orario lavorativo, con i sintomi da ipotermia, nausea e tremori in seguito a una prolungata esposizione al freddo, il tutto riportato nei referti medici». «I Giochi di Milano-Cortina - conclude Magni - danno opportunità di lavoro, anche se a tempo determinato, ma si sono trasformati per migliaia di lavoratori in sfruttamento».

