
Come si spiega questo titolo dei Lions? “Questa è una tipica vittoria del gruppo. Di un gruppo che ha distribuito ruoli e responsabilità su più spalle, con una ciliegina sulla torta: Ari Sulander. In gara-5, soprattutto, è stato il portiere finlandese a tenere in partita i Lions. Ma il potenziale dei Lions era maggiore e nel corso della serie è uscito. Ari è stato grande su tutta la serie, ma dal secondo tempo di gara-6 in pista c'è stata una squadra sola: i Lions. Il Servette era bollito. E da gara-6 McSorley ha cercato più che altro di difendersi bene e di cercare il gol in contropiede”. E cosa insegna? “Il grande favorito di tutti era il Berna. E questa vittoria dei Lions insegna che non conta solo il talento del singolo. Che ci vuole anche gente che va negli angoli, lotta e porta il disco davanti alla porta. Il Berna ha sbagliato tutto, clamorosamente, contro il Gotteron che con cuore ed impegno ha dimostrato a tutti che nell’hockey niente è scontato”. Una vittoria che rivaluta anche Harold Kreis. Forse il suo ruolo nel titolo vinto a Lugano a fianco di Ivano Zanatta era stato sottovalutato… “Kreis è un allenatore che mette sempre il lavoro davanti alle parole. Ed è sicuramente uno dei coach più sottovalutati e meno pubblicizzati del campionato. E’ una persona molto seria. Un allenatore che riesce a tirare fuori il meglio da una rosa. Vorrei soli ricordare che quella dei Lions è una squadra che negli ultimi anni ha conosciuto anche l’onta dei playout. E questo è un segnale: il campionato svizzero si gioca sui dettagli. E se non sono tutti a posto ognuno rischia di fare una brutta fine”. E’ per questo che l’Ambrì l’anno prossimo partirà con una rosa allargata e cinque stranieri? ”Anche per questo. Ed in questo senso stiamo cercando di chiudere con Sonnenberg”. Da Kreis a McSorley… “E’ sicuramente un buon allenatore. Questo non si discute. Lo dimostra il fatto che ha portato il Ginevra in finale. Gioca un hockey diverso, ma non per questo illeggibile. Inoltre è un personaggio e una sorta di caso unico visto che ricopre tre ruoli: proprietario, direttore sportivo ed allenatore. Ha insomma grande manovrabilità. E tanta pazienza. Sono ormai sette anni che McSorley allena a Ginevra. Ed è passato anche lui dai playout. Al quinto anno. In un’altra società verosimilmente dopo quell’insuccesso alla quinta stagione dietro la panca il coach sarebbe stato cambiato”. Ed ora il tuo parere su qualche ex biancoblù e bianconero che ha giocato questa finale. Iniziando da Mona… “E’ stato grandissimo. Il migliore dei suoi. Ha fatto una grande regular season. E tutti si aspettavano un calo nei playoff. Invece è riuscito a stare su buoni livelli di gioco anche nelle serie. Ma non è bastato perché dall'altra parte c'era Sulander. E personalmente sono contento di questa vittoria dei Lions e di Ari. Il titolo s'è deciso ai rigori e se c’è un portiere in Svizzera che si merita una vittoria del genere questo è proprio Sulander (è terzo titolo per lui con i Lions, ndr.)”. Mona che dovrebbe prendere il posto di Bäumle quando quest’ultimo lascerà la Leventina… “Siamo sempre in contatto con Mona. Ma da qui ad un anno può succedere di tutto”. Wichser… “L'ho visto molto bene. Un moto perpetuo. Intendiamoci: stiamo parlando di uno dei giocatori più eleganti e decisivi del nostro campionato. Non per niente portava il casco giallo. Wichser ormai è un leader. E finalmente è nel pieno della sua maturità. Quest’anno si è preso delle responsabilità che a Lugano non era riuscito a prendersi”. Gobbi… “E’ cresciuto moltissimo. E’ un giocatore solidissimo. E sente tutta la fiducia di McSorley. In finale ha avuto anche più spazi sul ghiaccio di Bezina e ha ripagato al meglio la chance che gli ha dato il suo allenatore. Secondo me meriterebbe una chance in nazionale
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