
Dall'esonero di Patrick Fischer, una decisione sofferta, all'arrivo di Doug Shedden e al futuro in questa direzione. Il presidente dell'Hockey Club Lugano Vicky Mantegazza ha ripercorso queste ultime travagliate settimane facendo anche autocritica.
Ora che lo staff ha pagato non ci sono più alibi per la squadra, affidata alle mani di Shedden che, potrebbe rimanere anche più a lungo sulle rive del Ceresio. Ma andiamo con ordine e ripartiamo da quel rinnovo contrattuale di Fischer poco prima dell'inizio del campionato che aveva lasciato un po' di perplessità per la tempistica.
Torniamo sul rinnovo di Fischer fino al 2018, si potesse tornare indietro, lo rifareste?
"In quel momento ci sentivamo di farlo e pensavamo fosse il momento giusto. Poi chiaramente tutto ci è girato contro però sicuramente lo rifaremmo. Io non uso, come regola di vita, guardare troppo indietro perché tutto ciò che si fa, è fatto con decisione, con consapevolezza e al momento eravamo sicuri che quella fosse la cosa da fare. Avevamo anche tanti giocatori in scadenza di contratto e non potevamo rinnovare i giocatori senza sapere chi sarebbe stato l'allenatore e voleva essere un segnale anche per la squadra, che Fischer e Andersson erano i nostri allenatori e volevamo continuare con loro. Poi è andata come è andata ma l'importante è che il nostro progetto continui con l'allenatore nuovo.
Patrick Fischer ha pagato anche la mala gestione di quei giocatori che consideriamo "le star" della squadra?
"Non penso che Fischer non abbia saputo gestire le star, non posso dire niente dell'operato di Fischer, lo ringrazio per quello che ha fatto per l'Hockey Club Lugano perché comunque lo so, e lo sappiamo tutti, negli ultimi anni ha fatto veramente un lavoro enorme. Purtroppo dopo 3 anni ha pagato la mancanza di risultati ma non sarò certo io a puntare il dito contro Fischer perché comunque con lui avevo in mente qualcosa di diverso, mi dispiace che ora continuo senza di lui però non punterò mai il dito contro di lui."
Un nome su tutti, che nell'ultima partita è tornato sotto i riflettori, Damien Brunner.
"È chiaro, col gioco che esprimeva la squadra non mi aspettavo che i singoli venissero fuori così facilmente perché comunque l'hockey è un gioco di squadra e non è più il periodo in cui un giocatore risolve le partite da solo. Personalmente a Losanna ho visto un Brunner motivato e ricaricato però va ricordato che rientra da un infortunio."
A bocce ferme vi siete fatti un'idea su cosa non funzionava più con Fischer?
"C'erano tante piccole cose che alla fine hanno fatto diventare grande il tutto, in primis i risultati che non arrivavano con una squadra che oltretutto era la loro squadra, con giocatori scelti appositamente da loro. In fondo alla classifica non ci stava, non vedevamo gioco, non vedevamo come uscirne e per dare una scossa a tutto l'ambiente, purtroppo si sa, nell'hockey le decisioni sono queste."
Lo staff ha pagato, ora però tocca agli altri dimostrare qualcosa...
"Diciamocelo chiaro, sulla carta questa squadra non ha scuse, è una squadra con tanti numeri e quindi tocca anche adesso all'abilità, alla furbizia e alla forza mentale dell'allenatore riuscire a farla andare nel miglior modo possibile. Chiaramente non siamo nella condizione di guardare così avanti, ma io in primis punto a migliorare il risultato della scorsa stagione. La squadra resta quella, l'allenatore cambia ma se riusciamo a vincere qualche partita di fila e ritrovare fiducia penso che questa squadra possa ancora andare lontano. È anche ora che ognuno di noi si prenda le proprie responabilità, io il direttore sportivo, il CdA, lo staff ha pagato purtroppo e i giocatori. Ognuno deve andare a casa, guardarsi allo specchio e pensare a cosa fare per poter dare di più a questa società."
Ha parlato di progetto, come vede il futuro del suo club?
"Come società noi abbiamo sposato un progetto che è quello di puntare sui giovani, farli crescere e giocare il più possibile con 4 linee e sono segnali che vogliamo vedere dal nuovo allenatore e da chi ci sarà in futuro, speriamo ancora Doug Shedden. Come presidente mi piace dare fiducia alla gente perché se non posso dare fiducia allora vuol dire che sono nel posto sbagliato oppure ho le persone sbagliate."
Ha detto, speriamo di continuare con Doug Shedden, lui ha un contratto solo fino a fine stagione ma l'idea è quella di proseguire con lui?
"Adesso l'idea è di ritirarci su il più possibile nella classifica e dare un po' di stabilità a tutto l'ambiente. Poi chiaramente se le cose dovessero andare bene saremmo contenti di continuare con lui, questo ce lo dirà solo il futuro. Noi comunque abbiamo puntato a cercare un allenatore da firmare fino a fine stagione proprio per non dover essere ancora nella situazione di dover prendere un allenatore a metà stagione e doverlo firmare tre anni perché ti trovi con l'acqua alla gola e quindi ringrazio comunque anche Doug per accettato questa nostra proposta."
Il 12 novembre è un giorno particolare per il Lugano, è il compleanno del papà bianconero, Geo Mantegazza...
"Per lui il Lugano è ancora quello che era 25 anni fa, il grande amore della sua vita come è il grande amore della mia. Ogni tanto pensa che l'hockey moderno è fatto ancora un po' come 25 anni fa, spinge spinge e chiaramente e giustamente, come tutti sogniamo, andare un po' più avanti e spero un giorno di andare fino in fondo proprio per lui."
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

