
È poco loquace: innegabile. Non predilige la luce dei riflettori: giusto anche questo. Ma in un mondo, quello del calcio, sin troppo finto, permeato di facili demagogie, frasi fatte e incline alle lamentele plateali e agli isterismi, la sua educata pacatezza e la sua onestà intellettuale vanno rimarcate.
Dopo il 90' di Chiasso-Sciaffusa sarebbe stato semplice attaccare l'arbitro, recriminare su quell'evidente fallo che ha atterrato Regazzoni in area e strumentalizzare artatamente il tutto per gettare fumo negli occhi e dribblare gli autentici problemi della squadra.
Ma ciò avrebbe stonato, e molto, col personaggio Zambrotta. D'altronde per capire di che pasta sia fatto e quanto sia integro, basterebbe leggere la sua autobiografia "Una vita da terzino": uomo, calciatore o allenatore, "Zambro" resta e rimane quello che è, ossia una persona capace di impartire senza clamori lezioni di classe e stile, come dimostrato anche ieri sera ai microfoni della RSI, in quel dopopartita del Riva IV che ben si prestava a dichiarazioni polemiche.
Questo, invece, il commento del tecnico rossoblù:
"A me non piace la teoria degli alibi: si perde per colpa di questo, o di quell'altro... L'errore di questa partita è stato esclusivamente nostro. Non si va da nessuna parte con i se e con i ma. Abbiamo fatto un passo indietro, forse due, rispetto a Wohlen. Non ci dobbiamo assolutamente nascondere dietro agli errori che può aver magari commesso l'arbitro. Dobbiamo solo guardare noi stessi, e basta".
Complimenti, Mister: questo, sul piano della correttezza, è un gol da campione del mondo!
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