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Mondiali 2026
Kubi: «La Spagna ha meritato il Mondiale. L’Argentina? Troppo dipendente da Messi»
Lara Sargenti
14 ore fa
Kubilay Türkyılmaz traccia il bilancio della Coppa del Mondo 2026: promossa la Spagna campione, bocciata l'Argentina, rammarico per la Svizzera e qualche critica al nuovo format con 48 squadre e agli arbitraggi

Si sono conclusi con la vittoria della Spagna i Mondiali di calcio 2026, che per la prima volta hanno visto la partecipazione di 48 nazionali, distribuite in tre Paesi organizzatori. È quindi tempo di tracciare un bilancio del torneo. Lo abbiamo fatto con Kubilay Türkyılmaz, ex attaccante della nazionale svizzera e volto di Fuorigioco Mondiale, dove ha commentato le partite della rassegna iridata.

Partiamo dalla finale. La vittoria della Spagna è stata meritata?

«Assolutamente sì. La Spagna è stata la squadra che ha espresso il calcio migliore per tutto il torneo: ha subito un solo gol. Anche in finale ha dimostrato di meritare il titolo. Ha gestito la partita con personalità, senza concedere praticamente nulla all'Argentina. Ha fatto girare il pallone velocemente e non ha mai permesso agli avversari di entrare davvero in partita.»

L'Argentina era tra le grandi favorite. Che Mondiale è stato il suo?

«Mi aspettavo un'altra Argentina, meno provocatoria. Quella vista in campo ieri mi ha deluso e, per certi aspetti, è stata anche poco edificante. Non mi sono divertito a guardarla. Se avesse giocato sempre come contro l'Inghilterra, sarebbe stata un'altra squadra. È una nazionale troppo dipendente da Messi: ha tanti giocatori di qualità che corrono molto, anche al limite, ma se Messi non gira, non gira nulla. In finale sembrava quasi che l'Argentina giocasse in nove: uno in meno per l'espulsione e uno perché Messi era spento, svuotato. Non è mai riuscito a entrare davvero in partita.»

Quali sono state le nazionali che ti hanno impressionato di più?

«Sicuramente la Spagna. Mi aspettavo molto di più da Germania, Brasile e Portogallo. Il Brasile ha avuto defezioni importanti, ma non è più quello di una volta: è diventato troppo europeo e ha perso quella capacità di sorprendere e di regalare spettacolo. Mi sono piaciute anche l'Inghilterra e soprattutto la Norvegia.

C'è una nazionale eliminata troppo presto che avrebbe meritato di andare più avanti?

«La Svizzera aveva le qualità per arrivare oltre i quarti di finale. Contro l'Argentina avrebbe dovuto essere più furba e più scaltra nella gestione della partita, giocando più velocemente e in verticale, senza lasciarsi trascinare nelle provocazioni degli avversari.»

Ha influito l'espulsione di Embolo?

«L'espulsione di Embolo ha sicuramente pesato tantissimo e ha cambiato l'incontro. Sul possibile esito finale possiamo fare solo ipotesi, magari la Svizzera avrebbe perso comunque, ma fino a quel momento aveva tutte le carte per giocarsela.»

Il nuovo format con 48 squadre ti ha convinto?

«Sì, direi di sì. Abbiamo visto nazionali che normalmente non partecipano a un Mondiale e alcune si sono rivelate anche simpatiche. C'è stata una partita in più per ogni squadra qualificata alla fase a eliminazione diretta, ma nel complesso il torneo ha funzionato e non si sono registrati particolari problemi o un numero eccessivo di infortuni. Ci sono invece state situazioni particolari che mi sono piaciute meno. Sono rimasto un po' deluso dalla gestione arbitrale. È vero che organizzare un Mondiale con 48 squadre, tantissime partite e continui spostamenti non è semplice e qualche errore può capitare. Però alcune decisioni hanno fatto discutere.»

Ti riferisci al caso Balogun?

«Sì, quello è stato scandaloso. Di solito chi viene ammonito paga sempre se protesta. Come dice il detto, "San Giuan fa minga ingann": alla fine la verità viene sempre a galla.»

Cos’altro non ti è piaciuto?

«Oltre ai singoli episodi, non mi è piaciuta la gestione delle pause per l'idratazione. In certi momenti sembravano quasi delle pause pubblicitarie: tre minuti che interrompono il ritmo della partita possono incidere sull'andamento di una gara. Anche l'intervallo di 24 minuti durante la finale mi è sembrato eccessivo. Per chi gioca, fermarsi così a lungo può far calare la tensione agonistica.»

C’è stato un giocatore simbolo del torneo?

«Non saprei. Più che un singolo giocatore mi porto dentro alcune nazionali emergenti, soprattutto le squadre africane come Capo Verde. Tra i grandi campioni, molti erano chiamati a confermarsi. Alcuni ci sono riusciti, altri meno. Ronaldo, per esempio, ha deluso. Anche i portieri in generale hanno fatto bene, tranne quello dell'Algeria, che secondo me non era all'altezza.»