
Una fetta di campionato, di quelle grosse, se ne va: oggi il campionato italiano di Serie A è infatti giunto al giro di boa. Il girone d'andata che chiude i battenti lascia in eredità le prime sorprese (o conferme) e pure alcune delusioni. È insomma già tempo di decretare i primi... promossi e bocciati.
I 5 TOP
-Juventus: Non accusa il contraccolpo e, anche senza quell'Antonio Conte che l'aveva plasmata certosinamente e aiutata a crescere sempre di più, ribadisce la sua forza con Allegri. Nonostante qualche punticino perso per strada, quello bianconero è infatti ancora uno schiacciasassi. Il Conte (Max) propone una squadra meno rabbiosa e più ragionata, una soluzione azzeccata per ricercare il risultato più col gioco che con la foga e combattere così l'usura "nervosa" che tre duri anni di cura Conte (Antonio) avevano comunque causato. Prediligere la manovra all'agonismo tout court ha giovato specialmente in Europa, con la Juve che ha raggiunto gli ottavi e se la vedrà ora col Borussia Dortmund. In Italia chiude a + 5 sulla Roma, dopo le 4 pere incartate per... il Verona di Mandorlini. Non male, non male davvero per la Vecchia Signora, sempre arzilla.
-Lazio: Se la squadra dell'ex Bellinzona, Grasshopper e Young Boys Senad Lulic vola - come la sua mascotte ossia l'aquila Olimpia - molti meriti vanno al tecnico giovane e coraggioso sul quale Lotito ha puntato quest'anno. Stefano Pioli, diligente come giocatore e puntiglioso e serio anche in qualità di allenatore, sa riscoprire giocatori finiti in naftalina e sfruttare al massimo le caratteristiche del gruppo. Lo aveva fatto a Bologna, si sta ripetendo a Formello. Proponendo un calcio più propositivo che ostruzionistico, che vale la lotta alla Champions.
-Palermo ed Empoli: Accomunate in un unico "top" in quanto matricole terribili, meritevoli quindi di stare sullo stesso piano, pur con sfumature differenti. Siciliani e toscani hanno poi nell'azzeccato tocco dei rispettivi Mister un altro denominatore comune. Il rosanero Beppe Iachini ha saputo tenere a bada, nelle prime infruttuose giornate del torneo, il suo vulcanico presidente Zamparini. E poi ha un certo Dybala... Il collega Maurizio Sarri ha dimostrato - anche ieri contro l'Inter - di avere fatto bene a lasciare la sua occupazione in banca e a puntare tutto sul calcio: se non fosse stato così, il mondo del pallone non avrebbe mai conosciuto questo schivo omone in tuta, che fuma come una ciminiera, si muove come un antidivo e che è soprattutto un artigiano capace di valorizzare i giovani virgulti della fabbrica Empoli, come il Valdifiori di turno. Il presidente Corsi - l'uomo che scoprì Luciano Spalletti - sembrerebbe averci visto giusto anche in questo caso.
Felipe Anderson: Deve onestamente dividere almeno metà del suo successo personale col tecnico che l'ha (ri)lanciato, ovvero Pioli. Reja lo aveva lasciato ad "ammuffire" nello scantinato, l'allenatore che ha rimpiazzato Edy ne ha invece fatto un top player. Sì, perché in questa Serie A in cui non sbarcano più i Platini, i Maradona, ma neanche i Ronaldo, il brasiliano della Lazio è un lusso con la l maiuscola. Vede la porta, ha fantasia, si butta negli spazi e sa trascinare i compagni.
Eusebio Di Francesco: Chiamatelo pure il mago di Sassuolo. Dopo la miracolosa salvezza al fotofinish della scorsa stagione, sfrutta il fatto di poter puntare adesso su una rosa rinforzata e si toglie quindi lo sfizio di flirtare con la metà classifica e non solo. Come nel torneo 2013-2014 ne becca 7 in una volta sola con l'Inter, ma si consola col fatto di non aver mai avuto brutti pensieri (rischio retrocessione). E un Sassuolo che non lotta per la salvezza va elogiato, soprattutto nella persona di un tecnico che alle chiacchiere antepone i fatti. Educato, non polemizza, Di Francesco è uno spot per il vademecum dell'allenatore-signore.
I 5 FLOP
-Inter: Neanche l'uomo dal ciuffo glamour, quello che l'aveva fatta tornare a vincere già prima che sbarcasse a Milano un certo José Mourinho, ha saputo risollevarla. E se non ce l'ha fatta uno come Roberto Mancini, beh significa che la situazione è davvero difficile. E in effetti quando si fa un mercato del genere... Thohir ha chiamato alla sua corte giocatori che avevano ormai dato il meglio, come Vidic, o pagato esageratamente gente sopravvalutata come Medel. Per non parlare del bizzoso Osvaldo, più riserva che titolare, e famoso più per le sfuriate coi compagni per un mancato passaggio che per i gol.
-Milan: Nella città del Duomo è tutto un pianto. Assieme all'Inter, si crucciano infatti anche i rossoneri. Superpippo Inzaghi si sta rivelando un allenatore confusionario e incapace di trovare un assetto davvero azzeccato, soprattuto in attacco. Gioca senza un autentico attaccante e in fase difensiva non va meglio. Inzaghi è come la rosa del Milan: la voglia non manca, ma è la stoffa buona che fa la differenza. E in questo senso - il discorso vale pure per l'Inter - le milanesi hanno molte lacune. Tornando al tecnico milanista, il suo predecessore Seedorf pagò per molto meno. La sconfitta a San Siro con l'Atalanta - che fa il paio con quella contro il Sassuolo - rischia di pesare molto e ridurre sensibilmente il futuro credito di cui godrà Inzaghi.
-Parma: Passare in pochi mesi dalla qualificazione (sul campo) all'Europa League all'ultimo gradino della classifica val bene una bocciatura. Cassano non è più lui, Mister Donadoni neanche. E dov'è finito quel Parma che nella scorsa stagione era terribilmente vincente? C'é l'alibi di una gestione societaria nebulosa, dopo il disimpegno di Ghirardi, ma che tristezza vedere i ducali con quasi due piedi in B già adesso... Il k.o. odierno, al Tardini contro la Sampdoria, appare infatti pesantissimo.
-Fernando Torres: Fosse restato ancora qualche giorno in Italia, l'avrebbero scritturato per il sequel di "Ghost". Un solo gol, quello del 2-1, in una serata empolese conclusasi in rimonta. Prima e dopo il nulla. Un estraneo nel gioco del Milan, così inconcludente da sembrare il cugino dello stoccatore di un tempo. Tornato in Spagna, nel suo Atletico Madrid, ha ricominciato invece a segnare.
-Walter Mazzarri: il "Mancio" non sta facendo molto meglio di lui, ma il livornese merita una collocazione esclusiva e una menzione particolare tra i flop, anche e soprattutto per le sue sparate. Nell'andata, come accadeva già la scorsa stagione, sapeva costruire impianti difensivi da consumato avvocato per ogni sconfitta. Ma erano giustificazioni che non stavano in piedi, sfociando nel comico. Geniale, poi, quella sulla pioggia, che a suo dire compromise il successo al Meazza col Verona, in quella che è ufficialmente la sua ultima gara in nerazzurro. Un'uscita che fece scatenare il popolo dei social in fotomontaggi concernenti la miglior filmografia sul genere e battute sferzanti. Ma c'è chi l'ha visto lasciare Appiano Gentile sorridente: aveva trovato un ombrello...
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