
Sono sempre di più quelli che chiedono la testa di Benoit Laporte. Io non sono d’accordo. Per ora. Perché lo spogliatoio è ancora con lui. Ma non solo per questo. L’unica possibilità di una reale svolta, che permetta a questa squadra di puntare ad essere competitiva e sperare nei playoff, è un’iniezione di altri 2-3 milioni di franchi. Sull’unghia. Soldi che servirebbero a portare in Leventina il centro svizzero-americano Dan Fritsche, il difensore svedese Kim Johnsson (o uno degli altri difensori free agent di classe mondiale che non riusciranno a staccare un contratto in NHL entro settimana prossima) e due o tre della decina di svizzeri che non faranno il salto in NHL e saranno mandati a maturare in AHL o nelle altre minors nord americane. Ma i milioni non ci sono. Dunque inutile sognare più qualità. In questo momento cambiare solo il coach servirebbe a poco o nulla. Perché è vero che quest’anno l’Ambrì in attacco ha più talento. Ma al contempo in difesa ha uno straniero in meno ed è più debole. Thomas Bäumle in porta non riesce più da tempo ad essere decisivo. E inoltre la squadra è molto giovane.Insomma: l’Ambrì lotta ma tutto sommato nell’attuale National League resta una squadra molto debole. E per di più, in questo periodo, è anche assai sfortunata. Anche l’anno scorso c’era stata una serie di sei sconfitte di fila. E anche una da record di undici. Non c’è troppo da stupirsi per le cinque di questo inizio campionato. Di sconfitte ne arriveranno altre. Tante altre. Invertire questa tendenza sarà molto difficile. Ma una vittoria ogni tanto i bianconblù - perlomeno contro Langnau, Bienne e Rapperswil - dovranno comunque cercare di portarla a casa. O, meglio ancora, nel derby. Che emozionalmente per i tifosi vale doppio. Certo: questo discorso vale finché la società e lo spogliatoio saranno con Laporte. E finché i biancoblù giocheranno, sera dopo sera e malgrado le sconfitte, al 100% delle loro possibilità. Perché il giorno che non dovesse più essere così il cambio in panchina sarà inevitabile.
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