
Lui in fabbrica non ci voleva andare. E a mister Tramezzani lo ha detto chiaramente. Chissà se è per questo che Jonathan Sabbatini è poi rimasto in panchina qualche giorno dopo nella partita contro lo Young Boys.La verità, forse, non la sapremo mai.Mister Tramezzani, spiegando (anche) la panchina di Sabbatini, aveva infatti parlato di "qualche giocatore un po' sottotono". Vedendo poi la formazione anti-Young Boys, il riferimento è stato subito chiaro.Fatto sta che oggi, di ritorno dal mini-ritiro in Liguria, il capitano dei bianconeri ha raccontato la sua verità. "Io in fabbrica ci sono andato, così come tutti gli altri. È vero che però il giorno dopo ho detto al mister che non ero d'accordo con quel provvedimento. Sarebbe bastato parlare tra di noi della brutta sconfitta di Thun: così invece abbiamo annullato due mesi di lavoro".Perché non era d'accordo con quest'idea della fabbrica?"Perché io so cosa vuol dire lavorare e so cosa significa sacrificarsi. Lo hanno fatto i miei genitori tutta la vita e adesso lo faccio io qui a Lugano. Sono lontano dal mio paese perché mi piace giocare a calcio, certo, ma anche per poter guadagnare dei soldi da mandare ai miei genitori in Sudamerica. Non avevo bisogno di questa visita alla fabbrica".A qualche suo compagno questa visita può essere servita?"Forse a qualcun altro sì. Magari c'è chi aveva veramente bisogno di vedere questo tipo di realtà. Io ho parlato per me, ho detto cosa ne pensavo a livello personale. È stata una decisione dell'allenatore e come tale l'ho rispettata, anche se non l'ho condivisa".Adesso si guarda avanti, a domenica a Lucerna?"Per forza. Il gruppo è buono, abbiamo fatto un buon ritiro e sono certo che faremo una bella partita. Abbiamo voglia di riscattare le ultime due sconfitte".
L.S.
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