
I gruppi organizzati della Curva Nord del Football Club Lugano prendono posizione in merito alle recenti affermazioni di Norman Gobbi circa il giro di vite contro la violenza negli stadi (vedi articoli suggeriti).
Attraverso un comunicato, le Teste Matte si dicono "basite nel constatare che il nostro caro Ministro voglia imporre alle società sportive ticinesi la misura liberticida del controllo dell’identità, obbligatorio ed invasivo, a tutti i tifosi intenzionati a recarsi alla partita della propria squadra del cuore. Non è necessario essere filosofi o giuristi per rendersi conto che una misura del genere, oltre che totalmente sproporzionata, lede le libertà personali di ogni individuo".
"In Ticino - si legge ancora nella nota - dati alla mano, non esiste un problema di violenza negli stadi. È indecente e subdolamente opportunista che le derelitte Istituzioni ticinesi cavalchino l’onda emozionale dei casi più eclatanti, isolati e rari, per creare facile consenso verso azioni squadriste e iniziative liberticide. Ci viene il vomito a pensare che in uno stato civile come la Svizzera, la sua appendice più a Sud debba subire una follia autoritaria che danneggia tutti. Danneggia le società sportive, danneggia il buon senso, danneggia la libertà del singolo e lede il principio d’innocenza".
"Si potrebbe obiettare che se non abbiamo nulla da nascondere c’è poco da protestare ma non vediamo per quale ragione dovremmo accettare di farci schedare al par dei malfattori senza la benché minima ragione di sicurezza o sospetto fondato. Da sempre lo Stadio, che rimane uno degli ultimi luoghi di aggregazione popolare, rappresenta per lo Stato una palestra per l’instaurazione di misure repressive. Per cui teniamo a ribadire che questa non è la battaglia degli ultras del Lugano, ma dei cittadini ticinesi dotati di buon senso", conclude il gruppo di tifosi bianconeri.
Il comunicato è firmato Teste Matte 07 e Bravi Ragazzi 2016
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