
Questo è il primo di una serie di articoli dedicati alla cosiddetta “Crescita Personale” orientati a chi pratica un’attività fisica ma anche a chi volesse approfondire l’argomento in relazione alla propria vita privata e professionale. L’obiettivo della serie è fornire conoscenze e pratiche riguardanti lo sviluppo del potenziale umano. Sì, perché proprio di questo si tratta: comprendere che in ognuno di noi c’è un potenziale che, per diversi motivi che saranno spiegati, si esprime purtroppo solo parzialmente. La comprensione innanzitutto ed il lavoro costante poi, eventualmente permetteranno a chi ha la ferma intenzione di cambiare, di ottenere i risultati desiderati.Gli articoli sono rivolti a chiunque abbia la curiosità ma anche e soprattutto, la volontà di conoscere le strategie per raggiungere nuovi e straordinari traguardi nei vari ambiti della propria vita. In particolare mi rivolgo al lettore che pratica un’attività sportiva, per diletto oppure con obiettivi chiari e definiti di prestazione. Se osserviamo con attenzione la realtà che ci circonda ci accorgiamo che tutto è un fluire di cambiamenti: l’acqua scorre, le piante crescono, le nuvole si muovono nel cielo, il bambino diventa adulto, ecc. È un processo inevitabile che, potrà sembrare strano, non necessita di sforzi straordinari. Tutto sembra accadere con semplicità ed in modo fluido perché, in realtà, così è.
L’essere umano, fra tutti gli esseri viventi, non è risparmiato da queste leggi naturali ma, per qualche motivo, cresce convinto che, per raggiungere un traguardo nella propria vita, debba sudare le cosiddette “sette camicie”. L’essere umano è, per natura, orientato al raggiungimento di obiettivi. Il bebè cerca, in modo del tutto naturale, di voltarsi da una posizione supina a quella prona; quando riesce a spostarsi a gattoni, desidera alzarsi in piedi; quando pedala sicuro su due ruote, desidera liberare le mani dal manubrio; quando raggiunge un traguardo professionale, mira ad un obiettivo più stimolante.È nella natura umana sapere di più, fare di più, avere di più. Siamo costantemente orientati verso nuovi obiettivi che stimolino la componente fisica, mentale e la parte di noi che si pone le domande fondamentali sulla vita come, per esempio, chi siamo, da dove veniamo e quale è lo scopo della vita. Nella pratica sportiva il processo è simile: sia l’atleta professionista sia lo sportivo che pratica una o più discipline per diletto, sottostanno alla stessa legge. Entrambi, a intensità diverse, mirano a soddisfare l’innata pulsione a “dare di più”. Basti pensare allo spirito con cui si è infranta la barriera delle quattro ore per una maratona a piedi, per nuotare i cento metri a nuoto in meno di sessanta secondi oppure migliorare la propria prestazione personale alla manifestazione sportiva popolare.Così, lo sportivo ma anche chi non lo è, una volta compreso che non può sfuggire alle leggi naturali che determinano il cambiamento, deve interrogarsi sui fattori che determinano i risultati che ottiene nelle varie sfere esistenziali della propria vita (privata, professionale, salutare, relazionale, economica).A questo proposito chiedo al lettore di fermarsi un istante e di portare l’attenzione al numero di pensieri che sono stati formulati dal suono della sveglia di stamattina a questo istante. Probabilmente tanti! Si presume che siano oltre centomila! E, molto curiosamente, più della metà di questa cifra, sono pensieri ricorrenti. Ancora più sorprendente è accorgersi che la maggior parte di questi pensieri sono rivolti al passato oppure al futuro. Difficilmente beviamo il nostro caffè mattutino pienamente consapevoli che stiamo bevendo il caffè, assaporandone il gusto ed il profumo!Le ore, i giorni, i mesi e gli anni trascorrono inesorabilmente e la nostra mente è perennemente coinvolta nell’attività mentale. Solo in poche occasioni utilizziamo lo strumento chiamato Mente per cogliere con consapevolezza ciò che stiamo sperimentando nella vita e, ancor più importante, per focalizzare la nostra attenzione su ciò che desideriamo veramente raggiungere come traguardo nella vita.Agli sportivi chiedo di interrogarsi sulla natura dei propri pensieri quando sono impegnati in una seduta di allenamento. Quale è il focus dei propri pensieri? Eppure l’essere umano, e questa è un’altra caratteristica specifica dell’uomo, ha la facoltà di Pensare. Ma pensare non equivale all’attività mentale! Pensare è prendere consapevolezza dei processi mentali che soggiacciono alle nostre azioni e, nel caso si decidesse di cambiare qualcosa nella propria vita, iniziare a costruire i pensieri più appropriati e mirati all’obiettivo.Sì, perché per quanto possa suonare molto strano a chi legge, i risultati che otteniamo nella nostra vita sono strettamente correlati ai pensieri più profondi che risiedono nella nostra mente.Analogamente lo sportivo che, a livelli e intensità diverse, è orientato a obiettivi più o meno di natura agonistica, potrà chiedersi come mai i risultati stentano ad arrivare oppure, in casi estremi, perché si presenta frequentemente un evento che, immancabilmente, compromette il raggiungimento del risultato pianificato e desiderato. Vi invito a fermarvi nuovamente e a portare l’attenzione su un aspetto della vostra vita che vorreste modificare perché non state ottenendo i risultati desiderati. Avete fatto di tutto per cambiare eppure i risultati sperati non arrivano. Ce l’avete messa tutta e vi siete anche documentati ma, purtroppo, nulla! Come mai?Portate l’attenzione al vostro corpo e, semplicemente, osservate. Quali sensazioni percepite nel vostro corpo? Quale emozione provate? In quale altra situazione della vostra vita avete provato sensazioni, pensieri e emozioni simili? In questo preciso istante il sistema Corpo-Mente sta trasmettendo immagini, pensieri, emozioni e sensazioni legate a eventi del passato come se stessero accadendo in questo preciso istante. Le decisioni che avevate preso allora influenzano e determinano le decisioni che state prendendo ora. La storia si ripete. Perché? È come se ci fosse un “sistema operativo” mentale che ripete, ripete e ripete strutture mentali chiamate Paradigmi o Condizionamenti. Idee che, nel tempo, sono diventate pensieri ricorrenti e che si sono ancorati nella forma di abitudini ripetitive. Queste sono così potenti e condizionanti da inibire ogni nuovo desiderio fino a quando l’individuo non decide, volontariamente di cambiare.
Ecco perché Crescere nel senso di raggiungere i traguardi desiderati è un processo consapevole che coinvolge innanzitutto la mente. Occorre decidere di voler cambiare fortemente ed ardentemente e darsi da fare perché ciò avvenga. Il solo proposito oppure il solo pensiero positivo non sono sufficienti. La svolta avviene quando scateniamo l’azione positiva con determinazione, fondata su pensieri orientati su obiettivi chiari e definiti.
Nel prossimo contributo vedremo come scardinare il proprio potenziale attraverso la comprensione di alcuni principi su come funziona la Mente in relazione all’immagine che ognuno di noi ha di sé stesso.
Giorgio ValsecchiHPD Human Potential Development
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