
Nella prima parte di questa serie abbiamo visto come l’essere umano, crescendo, adotta dei modelli di riferimento e, attraverso di essi, si crea una rappresentazione personale e soggettiva di quella che chiama Realtà. La parola chiave rispetto a questo dato di fatto è PERCEZIONE. Ognuno di noi vede se stesso e tutto ciò che lo circonda attraverso un modello di realtà che è in continua evoluzione e che fonda su ogni evento della nostra storia. Le persone di successo e quindi, gli atleti di successo, sono capaci di orientare la propria mente verso i propri obiettivi “abbassando il volume”, per così dire, di tutte le esperienze del passato identificate come negative.
In altre parole: il vincente intravvede negli eventi “negativi” un’opportunità per crescere e per mettersi in discussione; il perdente, invece, vede solo ostacoli! Sono innumerevoli nella ricerca scientifica gli esempi di persone apparentemente svantaggiate dal punto di vista fisico o mentale che, sin dalla prima infanzia sono state incoraggiate e sostenute. Per loro la Vita ha solo regalato opportunità per esprimere tutto il loro potenziale. La percezione quindi, in questo senso, modella la realtà. Non è sufficiente crescere un campione approntando tutto il necessario perché il giovane sportivo cresca in circostanze favorevoli. Occorre soprattutto che il giovane sportivo, così come il giovane essere umano, ci creda fino in fondo perché, innanzitutto crede in se stesso come dotato di un potenziale straordinario e perché, se non trova le circostanze che gli sono favorevoli, se le crea. E la creazione, noi tutti lo sappiamo, avviene inizialmente nella nostra mente, con lo strumento dell’immaginazione. Non c’è una sola azione compiuta che non sia stata, all’origine, immaginata.
A questo proposito una tecnica senza dubbio molto efficace nella vita in generale ma nello sport soprattutto, è la Visualizzazione Creativa. Si tratta, in poche parole di esercitare la capacità di “immergersi” in prima persona e al tempo presente in una scena che scorre davanti allo schermo della Mente. Si vive un film della situazione che si desidera essere realizzata nei panni del personaggio principale. Le neuroscienze hanno dimostrato che, per il sistema cerebrale e nervoso, ciò che è vissuto sensorialmente ad occhi aperti rappresenta un’esperienza identica a ciò che si può sperimentare in un cosiddetto viaggio immaginativo. L’immaginazione è uno degli strumenti più potenti che possiamo mettere in atto per trasformare risultati scoraggianti in risultati favorevoli. Beninteso: occorrono perseveranza ed esercizio perché le tecniche di Visualizzazione Creativa portino a risultati concreti.
Occorre quindi darsi da fare ma, per i perseveranti, il risultato è garantito. Un ultimo aspetto che vorrei affrontare in questa sede riguarda l’atteggiamento mentale vincente rispetto alla competizione. Come ampiamente descritto nel primo contributo, è nella natura umana ambire a nuovi risultati. Nella pratica sportiva lo è ancora di più e non lo dico in questa sede con giudizio negativo. Anzi… semmai può essere controproducente trasformare questo dato di fatto naturale nell’unico obiettivo della pratica personale. Aggiungiamo che i dispositivi tecnologici, se utilizzati in modo esasperato, allontanano l’atleta dalla naturale capacità di sapersi ascoltare. Così la nostra attenzione durante la pratica sportiva è troppo rivolta, per così dire, verso l’esterno: la velocità, il battito cardiaco, il record personale, ecc. Ciò scatena resistenza mentale e fisica, poco redditizia ai fini del raggiungimento di un risultato.
Se a questo si aggiunge anche la lotta interiore per “battere” l’avversario, la resistenza diventa ancora più forte! L’invito è di recuperare un’attenzione e una consapevolezza nel gesto fisico. Riscoprite l’ascolto del vostro corpo, del vostro respiro, delle sensazioni che il movimento suscita. Con il tempo vi accorgerete che la motivazione nascerà dall’interno. A questo punto inizierete a CREARE una versione nuova di voi stessi. Il gesto fisico e tecnico diventeranno più naturali. Ne consegue un dispendio energetico, fisico e mentale più efficiente e, con grande stupore, anche i risultati miglioreranno. Per questo motivo si usa dire: “il dilettante compete ed il campione crea!”.
Giorgio Valsecchi Life Coach www.humanpotentialdeveloment.chwww.keforma.ch
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