
Le squadre di calcio della vicina Italia non ne possono più. Tutti i loro migliori talenti le abbandonano e vengono a giocare in Ticino.
Almeno stando a quanto denunciano diversi dirigenti di club lombardi, in un articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera, intitolato "La tratta del pallone: la Svizzera ci porta via i baby-calciatori più bravi".
Il quotidiano milanese illustra il fenomeno dei ragazzini che, dopo essere cresciuti nelle giovanili delle società di confine, ricevono offerte migliori da parte di squadre ticinesi e vengono a giocare nel nostro Cantone.
Un fenomeno in espansione, che provoca la rabbia di molti dirigenti di squadre italiane.
"Ingaggiare gli adulti è normale, ma “rubare” i tredicenni mi pare troppo" afferma il presidente del Cantello Calcio, Antonio Palermo. "Noi li cresciamo e loro li sfruttano quando sono diventati più maturi."
"Ho perso 40 ragazzi in cinque anni" aggiunge il dirigente del Viggiù Gianpiero Naboni, "e la federazione italiana non fa nulla per difenderci."
Quest'anno Cantello e Viggiù, scrive il Corriere della Sera, hanno dovuto loro malgrado assistere all'esodo di 12 giocatori classe 2001.
"Noi invece abbiamo perso 7 giocatori di 16 anni in blocco" dichiara dal canto suo il ds del Luino Roberto Castorino. "Sono andati insieme in Svizzera".
Naboni ha spiegato che i baby-calciatori vengono a giocare nel Rancate, Novazzano, Mendrisio, Chiasso o Lugano, in quanto qui ai genitori vengono dati dei gettoni di presenza.
Inoltre alcuni giovani giocatori verrebbero in Ticino al fine di svincolarsi: dopo due anni, infatti, possono tornare in Italia e giocare per chiunque. Se invece restassero nella squadra che li ha formati dovrebbero attendere che qualcuno acquisti il loro cartellino.
"Il problema sono anche gli allenatori italiani che emigrano nelle società elvetiche" spiega il dirigente del Viggiù. "Spesso vengono in Italia a guardare le partite, adocchiano i più bravi, contattano le famiglie, e poi li portano oltre confine. È una vera e propria tratta."
Una tratta che non vedrebbe coinvolti unicamente i baby-calciatori. Come testimonia il presidente del Cantello: "Quest’anno avevo costruito la prima squadra per la terza categoria, contando su un difensore centrale di 25 anni molto bravo, un albanese che lavorava in un supermercato. Mi ha piantato in asso per andar in Svizzera, dove gli daranno anche un posto di lavoro fisso in Canton Ticino."
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