
Abbiamo incontrato il presidente dell'Hockey Club Lugano, con il quale abbiamo avuto una chiacchierata a tutto tondo sul presentee il futuro del LuganoCominciamo con il fare un’analisi dei suoi quasi due anni di presidenza... “Il bilancio personale è positivo. Rientrare nel mondo sportivo dopo l’esperienza con il FC Lugano è stato stimolante”. Ha trovato molte differenze tra calcio e hockey? “Nell’hockey c’è molta più pressione. I tifosi sono più esigenti, visti anche i risultati passati, e anche la pressione dei media è sicuramente maggiore”. Dal punto di vista sportivo, invece, non possiamo certo parlare di esperienza positiva... “Diciamo che quando io sono entrato in carica la squadra era già stata fatta. Poi abbiamo avuto tanti allenatori e stranieri che non sono rimasti a lungo. Ora manca un’ossatura di base, ed è quello che stiamo costruendo”. A proposito di ossatura di base. Si parla della famigerata “french connection” che la farebbe un po’ da padrone... “Queste sono cose che dicono e scrivono i tifosi. In ogni club ci sono dei gruppi interni, ma vi posso assicurare che lo spogliatoio è unito”. Cosa che non era con Bozon! “Philippe portava nello spogliatoio l’aggressività che esprimeva in pista e questo a molti non andava bene. Diciamo che è mancato di diplomazia”. L’apice di questa situazione è stato il “caso Helbling”. Qualche rimpianto per la decisione di allontanarlo? “No, nessun rimpianto. È stata una decisione della società che sottoscrivo tuttora”. Cambiamo argomento. Si parla di progetti legati alla Resega. Cosa mi può anticipare? “Si, alla Resega manca completamente la concezione dell’hospitality. È una pista concepita negli anni ’80 e realizzata negli anni ’90. Il progetto iniziale prevedeva investimenti per 28-30 milioni. Poi sono stati ridotti a 21-22 e i risultati sono questi”. In concreto cosa si pensa di fare? “Vogliamo cambiare il concetto di ristorazione. Si pensava di creare uno spazio in Tribuna Ovest. Una struttura con dei box modulari con vista sulla pista e da affittare alle aziende. In queste aree le aziende potrebbero organizzare anche dei meeting, con un servizio di ristorazione a loro disposizione. Oggi abbiamo già le loges VIP che sono su questa linea”. Vero. Ma per il tifoso comune? “La struttura prevista dovrebbe avere anche un ristorante e dei bar a disposizione dei tifosi. Bisogna però trovare anche sponsor interessati. Si parla di un investimento di 1,5 – 2 milioni di franchi. La situazione economica attuale non favorisce di certo queste iniziative. E non dimentichiamo che il tutto deve anche essere legato alla competitività della squadra”. Parliamo un po’ del ruolo di Fabio Gaggini all’interno della società. Si parla di lui come di un’”eminenza grigia”… “Fabio Gaggini è un consulente esterno. È un uomo di fiducia”. Ha portato lui l’attuale Direttore Sportivo? “Lui l’ha proposto, ed in seguito la società ha vagliato questa possibilità ritenendola una scelta valida”. E la famiglia Mantegazza? “Il loro impegno nell’Hockey Club Lugano non è messo in discussione”. Ad inizio stagione però, Vicky Mantegazza è stata piuttosto chiara dicendo che la sua famiglia non può sempre farsi carico di tutto “C’è stato un errore di comunicazione”. Questi “errori di comunicazione” sono stati frequenti. Anche lei non ne è stato esente. Uno su tutti lo svilimento del lavoro del compianto preparatore atletico Tiziano Muzio in occasione della conferenza stampa di presentazione, ad agosto… “In quell’occasione ho semplicemente riportato
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