
I dubbi sulla giustizia sportiva italiana risalgono all'estate del 2006, quella di Calciopoli insomma. Oggi con l'assoluzione di Rijat Shala quei dubbi, di certo, non vengono cancellati. O meglio, i dubbi che riguardano l'operato degli inquirenti.
Lo svizzero di origine kosovara (e le sue origini sono state decisive, come leggerete, per il suo proscioglimento), in forza al Novara tra il 2009 e il 2011 è uno dei quattro giocatori coinvolti nella maxi inchiesta sul calcioscommesse ad essere stato assolto da ogni addebito (gli altri sono Luigi Consonni, Achille Coser e Maurizio Sarri).
Secondo i giudici della Commissione Disciplinare, "Non sussistono elementi sufficienti per ritenerlo coinvolto nei fatti a lui addebitati, attese le incerte modalità di identificazione dello stesso da parte di Gervasoni, con riferimento al cognome dell'incolpato, suggerito in pratica dagli inquirenti, e alla sua nazionalità". In pratica, il 29enne è stato tirato in ballo dalla Procura di Cremona, senza alcun motivo.
Il pentito Carlo Gervasoni l'aveva chiamato in causa per la tentata combine di Chievo-Novara, partita di Coppa Italia del 30 novembre 2010. Ecco le dichiarazioni di Gervasoni al pm di Cremona risalenti al 27 dicembre 2011: "Ho appreso da G.A. che gli slavi offrirono 150.000 € ai giocatori del Novara perché perdessero con il Chievo con un over, risultato che venne effettivamente conseguito. Ricordo di avere appreso che gli slavi si incontrarono con Ventola nell'albergo e consegnarono ad un albanese che giocava nel Novara (ora che me ne fate il nome confermo dovrebbe trattarsi dell'albanese Shala) la somma di circa 150.000 €, che gli stessi divisero anche con altri giocatori, tra i quali il portiere Fontana".
Gervasoni non aveva dunque fatto nomi. Quello di Shala gli era stato fatto dagli inquirenti. Poi proprio sulla nazionalità del giocatore, il difensore di Shala, l'avvocato Gianluca Guerrasio aveva basato la sua linea difensiva. Strategia vincente.
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